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Il ruolo della donna nella pubblicità: un approccio pragmatico

Estratto della Tesi di Benedetta Cerchiara

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6 “Per comprendere meglio la distinzione tra atto illocutorio e atto perlocutorio, così intesa da Austin, possiamo dire che nel primo, l'uso del linguaggio è un uso convenzionale, ovvero può essere reso esplicito da un enunciato che utilizza un performativo: <>. Nel caso dell'atto perlocutorio, invece, non possiamo sapere gli effetti prodotti sull'interlocutore e perciò non possiamo dire: <>" (De Marco, 2010: 33). La modalità con cui viene proferita l'illocuzione, ovvero l'intonazione o i mezzi grammaticali con cui si sceglie di proferirla costituiscono la forza illocutoria dell'atto stesso. Quando questa forza non viene espressa direttamente dall'enunciato, ci troviamo di fronte a degli atti linguistici indiretti, atti in cui la forma linguistica grammaticale, non coincide con l'atto illocutorio. In questi, il parlante comunica più di quanto le sue parole non dicano, in quanto fa affidamento sul bagaglio di cognizioni linguistiche e non linguistiche, sulle capacità di trarre inferenze di cui è in possesso l'ascoltatore (De Marco, 2010: 37). Un altro filosofo che contribuì allo sviluppo della teoria degli atti linguistici è John Searle, che portò avanti la ricerca di Austin sugli atti linguistici, modificando la tripartizione austiniana dell'atto linguistico ma ponendo allo stesso modo l'atto illocutorio come unità di base dell'atto linguistico. L'atto locutorio viene suddiviso in atto espressivo e atto proposizionale, rispettivamente l'atto di esprimere una serie di parole dotate di una struttura grammaticale e l'atto il cui proferimento viene considerato come enunciazione di parole dotate di significato (senso e riferimento). Searle, propone anch'egli una classificazione di atti linguistici (come vedremo nel III capitolo), criticando quella proposta da Austin definendola "poco coerente e sottolineando che non c'è, alla base di tale classificazione, un principio chiaro su cui fondare le distinzioni fra gli atti illocutori" (De Marco, 2010: 36). Searle infatti sostiene che gli elenchi proposti da Austin, non sono delle classificazioni di atti illocutori, ma di verbi illocutori inglesi e che molti di questi verbi non soddisfano la definizione che di essi si da. La sua proposta si basa invece sull'assumere lo scopo illocutorio come la ragion d'essere di un atto illocutorio: ad esempio lo scopo illocutorio di una promessa sarà
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Il ruolo della donna nella pubblicità: un approccio pragmatico

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Informazioni tesi

  Autore: Benedetta Cerchiara
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Eugenia Mascherpa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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Parole chiave

donna
pragmatica
austin
pragmatica linguistica
p.grice
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