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Le terre pubbliche e i beni collettivi

Estratto della Tesi di Giovanni Tatti

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7 possibili varianti, senza un’autorità esterna capace di dettare regole e sanzioni i due allevatori non hanno via d’uscita), può essere valutato nei suoi effetti finali, “alla sarda” sulla falsariga di un paragone di Giangiacomo Bravo adattato sul presupposto che si tratti di terreni comunali 11 . I due allevatori hanno entrambi perso un capitale privato (il bestiame), ma se quei due poderi simili erano stati privatizzati, il degrado ambientale inciderebbe anche sulle risorse pubbliche (aria, acqua, equilibrio idrogeologico), mentre se risultavano gravati da uso civico, oltre al primo effetto ambientale sulla risorsa non escludibile e non rivale, il danno si ripercuoterebbe su un bene pubblico. Insomma alla fine, risorsa o bene, pagano i cittadini e – come rileva ancora Elionor Ostrom – i costi di un fallimento, pur identico, ricadono per il bene collettivo sulle pubbliche amministrazioni che si trovano a gestire un patrimonio comunitario senza avere le basi teoriche (e spesso l’autorità) indispensabili per un’organizzazione efficiente. 12 Nasce da queste considerazioni la tesi della studiosa statunitense sulla necessità di trovare una terza via perché nella gestione dei beni pubblici sia il pubblico sia il privato storicamente, si sono dimostrati insufficienti. La Ostrom tenta di abbattere questi steccati, pur senza pretendere di indicare un modello rigido perché, avverte, ogni teoria va adattata comunque alle variabili delle singole realtà locali e, soprattutto, i diretti interessati devono essere protagonisti. Un approccio nuovo e più completo, insomma, con collettivizzazione e privatizzazione declassate a due estremi di altri modelli empirici di gestione che in ogni caso, hanno fallito anche per essere sfociate nella lotta ideologica tra comunismo e capitalismo. 1.2.2. La Sardegna e il mondo. Il coinvolgimento della popolazione nelle decisioni, mira a creare una struttura organizzativa che orienti le scelte soggettive verso la collettività e non più verso l’interesse personale, stabilendo, rispettando e facendo rispettare regole certe per tutti, coinvolgendo tutti i fruitori nella stesura dei regolamenti e delle sanzioni corrispondenti in caso di violazione: accordi stabiliti nella faticosa ricerca dell’unanimità che dovrebbero, per esempio, stabilire il quantitativo tollerabile di bestiame da allevare all’interno del comunale e i costi legati all’applicazione forzate di tali norme. Il coinvolgimento della popolazione in tutte le fasi e rafforzato nel tempo, permetterebbe inoltre una gestione elastica della risorsa collettiva, studiando le modifiche alle norme con la necessaria velocità rispetto alle mutazioni locali ed esterne, consentendo agli appropriators di cambiare le proprie strategie garantendo loro anche un accesso paritario alle informazioni (previsioni meteorologiche, studio agronomico dei terreni e delle coltivazioni, studio del mercato). 13 L’elaborazione ostromiana è solo in parte empirica. Sette degli otto “principi progettuali rintracciabili in istituzioni da lungo tempo responsabili di risorse collettive” 14 consentono così di raffrontare la realtà sarda (indicate in corsivo) con altre che si sono evolute fino a oggi per l’uso della (poca) acqua per l’irrigazione in Spagna e nelle Filippine, alle terre pubbliche di un villaggio giapponese e al pascolo nelle alpi Svizzere, passando per i pescatori dello Sri Lanka. 1) “Chiara definizione dei confini. Gli individui o le famiglie che hanno diritto di prelevare unità di risorse dalla risorsa collettiva devono essere chiaramente definiti, così come devono esserlo le modalità d’uso della risorsa stessa”. In Sardegna sono in corso decine di contenziosi su terreni usati dai privati e teoricamente ancora gravati da uso civico; i regolamenti d’uso approvati dai Comuni secondo una legge regionale, sono sostanzialmente inapplicati. Ancora oggi Regione e Comuni non sono riusciti a censire e quantificare le terre 11 G. Bravo, ivi, pag. 25 12 E. Ostrom, ivi 13 E. Ostrom, ivi 14 E. Ostrom, ivi, pp. 134-135
Estratto dalla tesi: Le terre pubbliche e i beni collettivi

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Le terre pubbliche e i beni collettivi

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Tatti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Benedetto Meloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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Parole chiave

sardegna
comunale
risorse locali
orgosolo
bene comune
ostrom
beni collettivi
beni locali
terre pubbliche
usi civici

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