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L'impianto di trattamento degli inerti del Consorzio Cave Bologna: aspetti tecnici ed ambientali

Estratto della Tesi di Alessandro Malservisi

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10 Nella seconda metà del 1972 iniziò anche la produzione del calcestruzzo preconfezionato; contemporaneamente si cercavano nuove cave per continuare ad alimentare adeguatamente l’impianto, in particolare si avviò la coltivazione di terreni a Pian di Venola, a Castelfranco Emilia e del “fondo Scaletto” a Sasso Marconi. A confermare la bontà di queste azioni furono i bilanci degli anni a seguire che si chiusero con rimanenze sempre maggiori. I problemi avuti negli anni ’60 fecero sì che il Consorzio Cave Bologna, nato come un consorzio di cooperative ed altri consorzi minori, progressivamente si trasformasse in una cooperativa con una certa autonomia decisionale sempre meno subalterna alle imprese socie: dapprima i prezzi “di favore” del Consorzio verso i soci furono ridiscussi, venne poi accettato che i dipendenti fossero rappresentati in consiglio di amministrazione ed infine dal 22 Aprile 1972 venne modificato lo statuto in modo da consentire a tutti i lavoratori occupati presso il Consorzio Cave Bologna di fare domanda per diventare soci lavoratori ed il cda ampliato da sette a nove membri (7 rappresentanti delle cooperative + 2 rappresentanti dei soci lavoratori). Come detto nel precedente paragrafo, l’impianto sarebbe dovuto essere trasferito in altra sede dopo 5 anni dall’acquisto del terreno a Casalecchio, ma la scadenza fu prorogata fino a quando il comune impose lo sgombero dell’area in quanto essa era diventata di carattere residenziale, i cui canoni da rispettare per la quite pubblica andavano in contrasto con l’ormai obsoleta tecnologia dell’impianto: erano nate alcune frizioni con gli abitanti della zona. Infatti il frantoio si basava su una tecnologia degli anni ’50 e come tale il ciclo di lavorazione produceva molto rumore e molta polvere. Fortunatamente il Consorzio possedeva in concessione dei terreni qualche chilometro più in basso ed in uno di essi, situato in via Zanardi a Bologna e preso in concessione per vent’anni, decise di installarvi il nuovo impianto, che sarebbe andato a sostituire quello obsoleto di Casalecchio ormai in via di smantellamento. Il nuovo impianto (Foto 2) avrebbe consentito di lavorare un volume di inerti quasi doppio rispetto a quello vecchio e quindi di produrre un volume maggiore anche di calcestruzzo, con il conseguente abbattimento dei costi fissi ed aumento delle entrate. Foto 2 – L’impianto di lavorazione degli inerti attuale, inaugurato nel 1976 Con il nuovo impianto il Consorzio Cave si mostrava attento anche alla neonata sostenibilità ambientale della lavorazione degli inerti: oltre al notevole ridimensionamento di rumore e polveri,
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L'impianto di trattamento degli inerti del Consorzio Cave Bologna: aspetti tecnici ed ambientali

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Malservisi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Alessandra Bonoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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Parole chiave

inerte da conglomerat
trattamento degli inerti
cave bologna
panorama estrattivo italiano

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