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La tecnica del Training Autogeno. Correlati neurobiologici e applicazioni cliniche.

Estratto della Tesi di Alessia Vaudano

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12 Luthe, parte dagli stessi presupposti di quello elaborato da Schultz, ma se ne discosta per quel che concerne la presenza del terapeuta: egli infatti, pur rimanendo il più possibile neutrale e accogliente, può intervenire durante l’abreazione autogena, fornendo indicazioni e, in certe occasioni, persino guidando lui stesso l’esercizio (Widmann, 2007). 1.2. Metodi affini. Prima di introdurre gli aspetti teorici e pratici del Training Autogeno, si intende procedere prendendo in esame alcuni metodi che presentano aspetti di somiglianza rilevanti con il Training Autogeno: nello specifico saranno analizzati il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson, l’ipnosi e la meditazione Yoga. 1.2.1. Il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson. Schultz stesso (1966b) dedica un intero capitolo al metodo ideato dal professore di Chicago Edmund Jacobson, sostenendo che i principi fondamentali a cui egli si rifà sono assolutamente accomunabili a quelli del Training Autogeno. Il rilassamento progressivo nasce dagli studi fisiologici del fondatore sullo stato di calma e, precisamente, sulla distensione a livello neuromuscolare, studi che lo portarono a sostenere che in ogni nevrosi è presente una tendenza alla tensione che deve essere sciolta attraverso un metodo di rilassamento (ibi; Lindemann, 1991): «lo scopo del rilassamento progressivo è semplicemente quello di ottenere la distensione dei pazienti che si trovano in stato di tensione e si orienta verso una diminuzione di un funzionamento cerebro - neuro - muscolare eccessivo per mezzo di un diretto rilassamento della parte periferica dei circuiti, ottenendo così di mettere in riposo la corteccia cerebrale» (Durand de Bousingen, 1984 p. 35). Questo metodo è suddiviso in tre tappe principali. Nella prima si cerca di ottenere il rilassamento del corpo tramite una successione di fasi: il soggetto, posto in posizione supina, viene invitato a rilassare, inizialmente esercitandosi a effettuare movimenti di contrazione ed estensione, i muscoli delle braccia, in un secondo momento quelli delle gambe, poi i muscoli coinvolti nella respirazione, quelli della testa, della fronte e degli occhi e infine i muscoli coinvolti nella fonazione (Schultz, 1966b; Durand de Bousingen,
Estratto dalla tesi: La tecnica del Training Autogeno. Correlati neurobiologici e applicazioni cliniche.

Estratto dalla tesi:

La tecnica del Training Autogeno. Correlati neurobiologici e applicazioni cliniche.

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Informazioni tesi

  Autore: Alessia Vaudano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia Clinica e di Comunità
  Relatore: Raffaella Ricci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

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Parole chiave

ipnosi
training
neurobiologia
stati alterati di coscienza
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training autoeno
autogeno
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