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Svalutazioni competitive: un’analisi comparata degli effetti su prezzi e quantità. Il caso italiano

Estratto della Tesi di Alberto Bagnara

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12 Sospinte da quanto avveniva oltreoceano, le nazioni Europee reagiscono al cambiamento. Nel 1972 si costituisce il “Serpente Monetario Europeo”, un accordo stipulato dai sei stati della CEE che aveva l’obiettivo di mantenere il tasso di cambio ancorato a fluttuazioni massime del ±2,5% tra gli stati membri e del ±4,5% rispetto al dollaro. La stabilità di questo sistema ha però vita breve: uno shock esogeno come la crisi petrolifera del ’73 porta a un aumento del livello generale dei prezzi, spazzando via il serpente monetario con l’uscita precoce di Francia e Italia dal sistema. L’Italia non rientrerà in un regime a cambi semifissi fino all’introduzione dello SME, il Sistema Monetario Europeo. Quest’ultimo 2 è un passo successivo. Anche il SME si basava su un sistema di cambi semirigidi che prevedeva fluttuazioni massime del ±2,25% tra i paesi all’epoca membri dalla Comunità Europea (eccetto che per Italia, Spagna, Gran Bretagna e Portogallo cui era concesso un range più ampio: ±6%) rispetto a una nuova unità di conto (un paniere delle valute europee) chiamata ECU. La scelta italiana di entrare nello SME, dopo il fallimento del serpente monetario europeo e al tempo dei grandi sconvolgimenti che turbavano l’Italia nei cosiddetti “anni di piombo”, è preceduta da un aspro dibattito. All’epoca un sistema di cambi semirigidi era visto come difficile da sostenere. Infatti, lo shock petrolifero prima e un meccanismo di scala mobile a punto pieno poi, uniti alle croniche condizioni di alta disoccupazione e scarsa produttività che caratterizzano il nostro paese, alimentavano una crescente inflazione che i governi combattevano svalutando la Lira per spingere le esportazioni. A questo proposito le ragioni del “sì” andavano oltre un mero ragionamento di convenienza economica. Tra i sostenitori ricordiamo il parlamentare europeista Altiero Spinelli, il numero uno di Confindustria Guido Carli e il segretario della CGIL Luciano Lama. Chi propendeva per un adeguamento del cambio ai meccanismi dei paesi europei più avanzati infatti, coltivava l’aspettativa che l’Italia in questo modo si sarebbe iscritta a un “club” di paesi credibili e virtuosi e si sarebbe pertanto responsabilizzata, attivando le riforme strutturali di allineamento della nostra economia a quelle nell’Europa settentrionale. Oltretutto – si diceva – un impegno credibile del nostro paese a non adottare svalutazioni competitive, che avrebbero danneggiato l’export degli altri paesi, ci avrebbe messo nelle condizioni 2 Simona Ferrulli, “L’Italia e l’ingresso nello Sme: vincoli e opportunità di una scelta difficile”, Il Ponte, Maggio 2009
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Svalutazioni competitive: un’analisi comparata degli effetti su prezzi e quantità. Il caso italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Bagnara
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia & Management
  Relatore: Andrea Fracasso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

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