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La moda è social. Comunicazione e condivisione al tempo dei fashion blog

Estratto della Tesi di Claudia Albasi

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10 La moda ha anche un altra funzione, cioè quella di compattare una data classe e separarla dalle altre, si crea una coesione interna per gli appartenenti di un gruppo che aderiscono alla medesima moda ed esclusione per chi non aderisce. Allo stesso tempo, la moda favorisce sia l'omogeneità sociale che la differenziazione. Al contrario, secondo Veblen, il compito della moda è di differenziare le classi sociali e di esprimere il prestigio delle classi dominanti, accentuandone le distinzioni. Veblen non considera il comportamento imitativo come positivo, perchè rimane pur sempre una ri- produzione scadente. Infatti se abbiamo tra le mani un oggetto contraffatto , il suo valore estetico scema rapidamente e con esso il suo valore commerciale. Per Veblen, la moda ha una funzione prevalentemente ostentativa e dimostrativa. Questo "consumo vistoso" 6 ha per la classe agiata lo scopo di mostrare i propri privilegi e il proprio potere d'acquisto. Gli abiti di moda sono considerati belli in proporzione al loro costo: il prezzo elevato conferirebbe prestigio a un certo tipo di beni di consumo. I criteri che gli oggetti devono rispettare per diventare di moda sono due: adempiere la regola del consumo vistoso e avere un carattere di novità. Il secondo requisito significa che l'oggetto deve essere oltre che nuovo, anche innovativo. Come abbiamo spiegato prima, nel modello del trickle down la moda si diffonde per emulazione dai ceti agiati verso, quindi il risultato è quello che le classi superiori, per differenziarsi, sono le più in- novative: i membri di ciascuno strato accettano come loro ideale il modello di vita dello strato im- mediatamente superiore e si concentrano nel raggiungimento di quell'ideale di vita. 1.2.2 La teoria della selezione collettiva Tra gli studiosi che trovano superato le teorie della moda come differenziazione sociale vi è Blumer, che ritiene che queste teorie siano valide per le società gerarchiche del Settecento-Ottocento, ma non hanno più rilevanza nella società contemporanea. 7 Blumer applica la teoria dell'interazione sociale all'abbigliamento per arrivare alla teoria della sele- zione collettiva. La moda ha una doppia funzione di socializzazione, a livello individuale e a livello collettivo. Il meccanismo della moda non deriva dalla necessità di differenziarsi o emulare il ceto su- 6 T. Veblen, The Theory of Leisure Class, Allen & Unwin, London, 1899; trad.it. La teoria della classe agiata, Einaudi, Torino, 1971 7 H. Blumen, Fashion: From Class Differentation to Collective Selection, in “The Sociological Quarterly”, 10, 3, 1969, pp. 275-291
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La moda è social. Comunicazione e condivisione al tempo dei fashion blog

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Albasi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Sara Zambotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

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