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Il silenzio di Giobbe

Estratto della Tesi di Alida Castagna

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10 Nietzsche e l’io come abitudine grammaticale Cartesio aveva dubitato dell’esistenza dell’io, ma il suo era un dubbio intellettuale, che, molto probabilmente, conteneva già in nuce il desiderio di una soluzione rassicurante. Ed è proprio questo desiderio di “esserci”, questo spasmodico bisogno di credere alla propria esistenza tanto da volerla dimostrare, a condurlo a soluzioni improprie, fragili, attaccabili. Con l’avvento della scuola del sospetto il dubbio si fa radicale, autentico, senza “sconti” di sorta. Si dubita nuovamente e con maggior vigore, con assoluta audacia dell’esistenza dell’io. A dubitare per primo è un uomo, un filosofo, che del dubbio ha fatto una sorta di vocazione: Nietzsche. -Creda pure il popolo che conoscere sia un conoscere definitivo, il filosofo deve dirsi: se analizzo il procedimento che è espresso nella proposizione “io penso” , ottengo una serie di asserzioni arrischiate, la cui giustificazione è difficile, forse impossibile,- come per esempio, che sia io colui che pensa che debba esistere generalmente un qualcosa che pensi, che pensare sia un’attività e un effetto di un essere che è pensato come causa, che esista un “io”, infine , che sia accertato che cos’è definibile in termini di pensiero, che io sappia cos’è pensare. 7 – Non ha torto Nietzsche quando afferma che l’espressione -io penso- è frutto di una presunzione, di un giudizio a priori , un giudizio ritenuto infallibile e che deriva dall’aver scambiato l’ipotesi per la dimostrazione finale. Dire –io penso- significa ammettere, prima di tutto, l’esistenza del pensiero; o forse, ancora prima, ammettere l’esistenza dell’esistenza; e, per ammettere l’esistenza come concetto puro o l’esistenza come l’esistere di una certa cosa, è necessario avere la capacità di definire . L’atto del definire presuppone che ci sia un soggetto che definisce: significa presupporre che ci sia qualcuno che isola da un certo contesto qualcosa e attribuisce ad esso un nome. Ammettere la possibilità di definire non è già postulare a priori l’esistenza di un mondo, di un’azione, e del suo agente? L’atto del definire presuppone una conoscenza che non può essere né certa né immediata: si rientra, anche se a malincuore, nell’ambito della 7 Friedrich W. Nietzsche, Al di là del bene e del male, Newton Compton editori s.r.l., Città di Castello (Roma) 1987, pag. 51
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Il silenzio di Giobbe

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Informazioni tesi

  Autore: Alida Castagna
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Daniella Iannotta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

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