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Morte e riti funebri nella cultura popolare sarda

Estratto della Tesi di Simone Pietro Eupili

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12 Il cadavere è posto in un luogo isolato nella foresta, eccetto per un' apertura che permette il drenaggio della materia decomposta nella terra. A volte i fluidi sono raccolti dai parenti per uso rituale. Viene utilizzato un contenitore sigillato, a guardia contro la fuga del male. Tra questa prima sepoltura, provvisoria, e quella finale, trascorre un lungo periodo che va dagli otto mesi ai sei anni, con una media di due anni. Questo intervallo è obbligatorio, dicono i Dayak, per consentire la decomposizione del corpo e alle ossa di asciugarsi. La paura e la pietà sono caratteristiche durante questa fase intermedia. Tutti tentativi di evitare il contagio del cadavere poichè si crede che il suo male possa colpire i vivi. I vestiti del morto, i suoi beni e la sua casa sono distrutti, i fiumi dove ha pescato, sono tabù. Nonostante questo ci si preoccupa anche del benessere del defunto. Si cerca di proteggerlo contro gli spiriti maligni, come già detto i suoi occhi e orifizi vengono chiusi e si mantiene una veglia. I parenti servono al defunto il solito pasto due volte al giorno fino alla cerimonia finale, sedendosi e trattandolo come se fosse ancora vivo. L'anima, come il corpo, è in fase di transizione. Per gli Olo Ngaju il corpo rimane sulla terra fino alla sepoltura finale, mentre l'anima, l'essenza, vaga incessantemente, incapace di entrare nella terra dei morti fino a quando i rituali non vengono completati da parte dei vivi. L'anima vive marginalmente in due mondi. Non appartiene né all'aldilà, né può riprendere la sua esistenza sulla terra. In questa condizione, egli può cercare vendetta contro i suoi parenti, specialmente se non riescono a completare gli obblighi rituali. Per questo i viventi mostrano preoccupazione anche per l'anima cercando di evitare che rimanga vagante impossibilitata ad entrare nell’aldilà. Anche i parenti a lutto, come il corpo e l'anima, sono in uno stato precario. Ritualmente carichi e considerati pericolosi, non possono più vivere come gli altri. Non si vestono, nè si adornano, o mangiano lo stesso cibo dei loro vicini. Non
Estratto dalla tesi: Morte e riti funebri nella cultura popolare sarda

Estratto dalla tesi:

Morte e riti funebri nella cultura popolare sarda

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Pietro Eupili
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Alessandra Maria Paola Broccolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

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