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Il canto cristiano liturgico nel medioevo e il vespro della beata Vergine di Claudio Monteverdi

Estratto della Tesi di Bartolo Gelardi

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11 controriformista. La riforma del Breviario dovuta al papa Pio V nel 1568, e perfezionata trentaquattro anni dopo da Clemente VIII, cercava di ottenere la massima uniformità possibile nei piø importanti riti della celebrazione delle ore canoniche. Anche Paolo V, il papa dedicatario del Vespro, fu attivo propugnatore delle idee controriformiste, impegnato nello sforzo di far rispettare l’ortodossia liturgica. 2 Soffermarsi sul Vespro monteverdiano del 1610 vuol dire meditare sulla sua eccezionalità, per la concertazione dei canti condotti su cantus firmus con gli strumenti che spesso sostituiscono l’organo; per l’uso del recitativo su testi del cantico di Salomone, testi amorosi che solo per allegoria si riferiscono al culto della Vergine; per l’uso di virtuosismi canori; per lo stile di canto recitativo di provenienza nient’affatto ecclesiastica e peculiare semmai delle sale principesche; per la sonata strumentale intrecciata su cantus firmus cantato undici volte dal soprano solo 3 . Il Vespro della Beata Vergine da concerto (cioè per voci insieme con strumenti), è composto sopra canti fermi, come indica il titolo all’interno della raccolta nella parte del basso continuo (mentre il frontespizio generale reca Vespere, cioè vespri). Esso si compone di Responsorio («Domine, ad adiuvandum»), cinque salmi («Dixit Dominus», «Laudate, pueri», «Laetatus sum», «Nisi Dominus» e «Lauda, Jerusalem»), un inno («Ave, maris stella»), due «Magnificat» (che sono le parti comuni a tutte le piø importanti feste della Madonna), inframmezzati da mottetti vocali-strumentali nonchØ i «sacri concerti, convenienti tanto alle cappelle quanto alle camere principesche» («Nigra sum», «Pulchra es», «Duo seraphim», «Audi, caelum» e da una «Sonata sopra Sancta Maria ora pro nobis»: «cum nonnullis sacris concentibus», aveva infatti preannunziato il frontespizio generale). Questi, che tanto hanno fatto discutere in passato, non sono altro che mottetti funzionanti come liberi sostituti della ripetizione delle antifone da effettuare dopo i salmi. I loro testi, infatti, ben si confanno ad una celebrazione che segua il «Comune delle feste della Beata 2 FABBRI, PAOLO 1985, Monteverdi, Torino, EDT, pagg. 154-160 3 BIANCONI, LORENZO 1982, Il Seicento, vol.V in Storia della musica, a cura della Società Italiana di Musicologia, Torino, ed. EDT, pag. 125.
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Il canto cristiano liturgico nel medioevo e il vespro della beata Vergine di Claudio Monteverdi

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Informazioni tesi

  Autore: Bartolo Gelardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Conservatorio di Musica
  Facoltà: Musica corale e direzione di coro
  Corso: Musica corale e direzione di coro
  Relatore: Daniele Ficola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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