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Hacktivismo: un difficile bilanciamento fra diritto di informazione e illegalità

Estratto della Tesi di Luca Piscaglia

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  13 È dunque contro questa idea di tecnologia, dai costi proibitivi, ad esclusiva di pochi, strumento di controllo e di morte, che si opponevano i movimenti della controcultura degli anni ‘60. Questo periodo storico, specie negli Stati Uniti, rappresentò un momento di grande fermento sociale: in quegli anni nacque il desiderio di partecipare, la voglia di non subire più passivamente le decisioni ma di entrare a far parte del meccanismo decisionale stesso; una voglia innata di democrazia partecipativa 7 , il popolo chiedeva a gran voce di essere ascoltato, occorreva trovare solo il modo per “farsi sentire”. Ebbene, a 30 anni di distanza, sarà proprio l’obbiettivo delle proteste di allora a divenire il mezzo, lo strumento, per far valere i propri diritti: il computer. Ma come si è giunti a questo? Le parole chiave sono informazione e comunicazione. Negli ideali propri del Free Speech Movement (ma anche di tanti altri) i computer erano visti come tecnologie votate alla de-umanizzazione, alla centralizzazione e al rafforzamento della burocrazia 8 . Il sistema Informatico dell’epoca era un sistema chiuso, con chiari scopi militari (si tenga a mente la guerra fredda e il Vietnam), di comando e di controllo. Il cambiamento radicale avvenne quando l’evoluzione tecnologica portò alla riduzione delle dimensioni, alla diminuzione dei costi e quindi a una diffusione di massa dei computer, ora diventati “personal”. Dal computer macchina de-umanizzante, inaccessibile (si pensi anche in senso figurativo ai mastodontici mainframe protetti da guardie) e ostile, a una “democratizzazione” del computer a servizio dell’individuo, con nuove possibilità di comunicare e intrattenere nuovi tipi di relazioni sociali. Informazione e comunicazione dicevamo, ma anche condivisione, sono queste le chiavi per ottenere quella democrazia partecipativa che si desiderava. All’epoca a mancare erano i mezzi, il medium 9 che consentisse di soddisfare la nuova voglia di partecipare, ora tutto questo era disponibile e a portata di “mouse”. 7 G.ZICCARDI, op. cit., p.17. 8 Ivi, p.13, Ziccardi riporta un fatto emblematico: gli studenti di Berkeley portavano al collo, come forma di protesta, schede di memoria perforate. Inoltre uno dei leader del movimento, Mario Savio, parlò di studenti trattati come “raw material” (materiale grezzo) dall’Università. 9 Molto interessante è notare come questa esigenza fosse già stata prospettata in un testo del 1962 dal titolo Port Huron Statement, redatto dagli Students for a Democratic Society.
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Hacktivismo: un difficile bilanciamento fra diritto di informazione e illegalità

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Piscaglia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Monica Palmirani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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Parole chiave

internet
informatica giuridica
diritto informazione
hacktivismo
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responsabilità isp
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