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La stregoneria nell'Europa del Rinascimento

Estratto della Tesi di Vanessa Usai

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CAPITOLO2. L’INIZIODELLEPERSECUZIONI 7 riconosciamo come un aizzatore della caccia alle streghe; infatti il suo tratta- to ha il fine di mettere a disposizione i mezzi per riconoscere il fenomeno criminale. Va sottolineato inoltre che, nonostante la stregoneria sia considerata una branchia della magia, le stesse streghe erano ritenute diverse dagli stregoni. Questa differenza dipendeva dal fatto che le streghe, essendo donne, e quin- di esseri inferiori per gli uomini dell’epoca, venissero tratte in inganno dal demonio, e sotto effetto di allucinogeni, “costrette” a stringere il patto con esso; mentre gli stregoni venivano considerati uomini colti, perfettamente consapevoli delle loro azioni. Un’affermazione su tale considerazione la troviamo in un passo de Le Streghe di Johann Wier il quale sostenne che: “una strega è per lo più una vecchiarella stupida di mente, [...], sedotta dallo spi- rito demoniaco che la incanta coi suoi prodigi, invasa e corrotta dal demonio, ma soltanto col pensiero e le immaginazioni fallaci, sé che giunge a confessare sempre cose che non avrebbe in realtà mai potuto fare perché la natura non lo permette”, e ancora: “Fra maghi e streghe esiste una grandissima differenza. I maghi prendono le mosse per il loro impulso da un’arte che hanno appresa, [...], e sono spinti a essa da un’inclinazione a indagare propria della loro natura; mentre le streghe ricevono il loro impulso dall’esterno, giacché non hanno alcuna istruzione: è il diavolo che si insinua nell’animo di quelle che ritiene di poter facilmente ingannare con i suoi strumenti dell’illusione...”. 6 Da questo testo è facile notare come ci sia una forte differenza tra i due generi e che le streghe vennero perseguitate perché considerate molto più deboli per il loro essere donne; su questo punto ci andremmo a soffermare nei capitoli a seguire. Ritornando alla questione della pratica magica, nacque da essa il concetto di maleficium, ossia l’atto di commettere atti malefici nei confronti degli altri. Da questo concetto provengono i pretesti più comuni della persecuzione, ovvero si pensava che queste donne arrecassero danni ai raccolti, fossero causa di peste e carestie, della morte del bestiame e della morte improvvisa di adulti e bambini. Le accuse partirono dalla campagna poiché era là che abitavano le povere donne, e perché il paesaggio rurale era pregno di creden- ze superstiziose, anche se il fenomeno non impiegò molto per giungere fino alle città. Levack ci fa notare che le accuse partono anche dal contesto sociale dell’epoca 7 ; da esso scaturiscono infatti la maggior parte delle accuse, da quelli che erano i conflitti con i vicini o le sventure che capitavano. In questo caso venivano prese le informazioni sugli accusati e su chi li accusava, e solitamente le deposizioni degli accusatori portavano alla scoperta di un conflitto interno tra esso e la presunta strega. Ma qualcosa di più forte incrementò e diede vita alla vera e propria caccia: 6 M.Valente, Il dibattito sulla stregoneria,in G. Ernst, (a cura di), La filosofia nel Rinascimento, Carocci Editore, Roma 2009, pp. 190, l’autrice cita il testo di J. Wier, Le Streghe, A. Tacus (a cura di), Olschki, Firenze 2003. 7 B. Levack, The Witch-Hunt in Early Modern Europe,cit., p. 147.
Estratto dalla tesi: La stregoneria nell'Europa del Rinascimento

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La stregoneria nell'Europa del Rinascimento

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Informazioni tesi

  Autore: Vanessa Usai
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Germana Ernst
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

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