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La Neuroscienza delle emozioni: Percorso storico dalle teorie classiche ad oggi

Estratto della Tesi di Livio Pepè Sciarria

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Qualsiasi muscolo corporeo, quando si contrae, ha infatti bisogno della co-contrazione di qualche altro muscolo per ottenere il movimento desiderato, mentre nel volto questo vincolo meccanico non esiste. Lo studioso francese condusse molti dei suoi esperimenti su un paziente affetto da anestesia cutanea facciale, insensibile quindi al fastidio provocato dalle scariche elettriche, anche di intensità elevata, che gli venivano applicate. È inoltre importante notare che il paziente non riportava alcuna sensazione affettiva in seguito alla stimolazione dei muscoli mimici. Tornando al ruolo dei muscoli facciali nell’espressione delle emozioni, Duchenne aveva già riconosciuto che la stimolazione isolata del muscolo corrugator supercilii porta a una completa espressione di dispiacere. Studi recenti dimostrano che l’attività elettrica del corrugator supercilii correla negativamente con il grado piacevolezza di uno stimolo, il che giustifica il suo nome di “muscolo della sofferenza”. Invece, l’attività elettrica del muscolo zigomatico maggiore, che solleva gli angoli della bocca, è positivamente correlata al grado di piacevolezza di uno stimolo. La stimolazione bilaterale porta al sollevamento degli angoli della bocca, simile a quella che si osserva in soggetti che esprimono un sorriso genuino. Di fatto, il sorriso genuino, ovvero quello che corrisponde a un’esperienza interiore di felicità, gioia, etc. può essere distinto dal sorriso fittizio confrontando l’espressione degli occhi. Infatti, nel sorriso genuino, chiamato in onore del neurologo francese “sorriso di Duchenne”, vi è l’attivazione contemporanea della porzione inferiore del muscolo orbicolare dell’occhio, la cui contrazione porta a una protrusione delle borse infraorbitrarie. Quindi, per capire se una persona sta sorridendo genuinamente oppure sta fingendo il sorriso, bisogna guardare i suoi occhi piuttosto che la sua bocca. Gli esperimenti di Duchenne e altre osservazioni più recenti coincidono nell’evidenziare la profonda differenza tra la metà superiore e la metà inferiore del volto: i muscoli della metà superiore tendono a generare espressioni complete di stati affettivi; essi sono inoltre meno controllabili volontariamente rispetto a quelli della metà inferiore. Gli attori imparano a controllare tutto il volto e sono così in grado di assumere espressioni facciali credibili per un’ampia gamma di emozioni, mentre le persone comuni sono meno abili e riescono ad assumere espressioni facciali credibili solo se si mettono a pensare a qualcosa che li muova emotivamente. Pagina 12
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La Neuroscienza delle emozioni: Percorso storico dalle teorie classiche ad oggi

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Informazioni tesi

  Autore: Livio Pepè Sciarria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Biotecnologiche
  Corso: Scienze biologiche
  Relatore: Bernardino Fantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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