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Il doppio volto della contumacia nel processo civile (ficta contestatio e ficta confessio)

Estratto della Tesi di Matteo Ravera

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  16   con il processo” 12 . A tal proposito, occorre accennare all’istituto dell’indifensio 13 , figura che comprendeva sia l’absens e il latitans, sia il semplice atteggiamento passivo di non collaborazione all’instaurazione della lite da parte del convenuto; sul punto, molti autori 14 tendono ad enfatizzare la natura di obbligo, piuttosto che di diritto, a difendersi in capo al convenuto, il quale doveva non solo “presentarsi in iure, ma anche assumere una posizione ben chiara, riconoscendo oppure contestando la fondatezza della previsione avversaria” 15 . L’indifensus era quindi considerato colpevole, al pari dell’absens e del latitans, in quanto si era sottratto al dovere di difendersi 16 e contro di lui si poteva aprire la procedura esecutiva, potendo fare ricorso a quei mezzi giuridici previsti al termine di un giudizio svoltosi in contraddittorio, tra cui la missio in bona. Tale provvedimento, concesso senza cognizione di causa e consistente nell’autorizzazione data dal pretore all’attore a immettersi nel possesso del patrimonio del convenuto, provocava tre principali effetti 17 : la custodia et observantia (una detenzione finalizzata alla conservazione del patrimonio), la proscriptio bonorum (pubblico avviso dell’avvenuta immissione per consentire ad altri creditori di partecipare alla missio in bona) e la venditio bonorum 18 (la vendita in blocco del patrimonio stesso). Trattandosi di provvedimenti che esulavano dalla cognitio causae, in quanto concessi dal giudice senza che l’attore fornisse la prova del fondamento della propria domanda, “era giusto che all’indifensus venisse offerto un mezzo diretto a rimuovere le misure di esecuzione, 12   PUGLIESE,  op.  cit.,   g  269.   13  Come  ricorda  CURIS,  op.  cit.,  30,  “nel  sistema  delle  legis  actiones,  l’indefensio  era  presentata  come   un  caso  che  aveva  bisogno  di  norme  speciali,  quale  appunto  era  quello  di  chi,  pur  essendo  comrso  in   iure,  non  rispondeva  oppure  non  eseguiva  gli  atti  necessari  alla  prerazione  del   iudicium”.   14   CARRATTA,  Il  principio  di  non  contestazione  nel  processo  civile,  Milano,  1995,  19;  RISPOLI,  op.cit.,  1  ss.;   CURIS,  op.  cit.,   9  ss.;   CORTESE,  voce  Contumacia  (dir.  romano),  in   Enc.  Dir.,  X,  Milano,  1962,  447  ss.   15   CARRATTA,  op.  cit.  24;  cfr.   PUGLIESE,  op.  cit.,  298  ss.;    RISPOLI,  op.  cit.,   4  ss.   16   RISPOLI,  op.  cit.,  7;   CARRATTA,  op.  cit.,  27.   17   RISPOLI,  op.  cit.,  25.   18  La  vendita  era  esclusa  nei  confronti  del  pupillus,  anche  se  indifensus:  la  sua  difesa  era  affidata  al   tutore,  al  curatore  o,  in  mancanza,  ai  cognati,  agli  affini  o  a  chiunque  altro  volesse  assumerla;   analoga  disciplina  era  prevista  per  il   furiosus  o  il  prodigus;  contro   i  prigionieri  di  guerra,  finché  durava   la  schiavitù  non  era  concessa  la  bonorum  venditio,  ma  si  procedeva  alla  nomina  di  un  curator   bonorum.  Per  la  questione  molto  dibattuta  in  dottrina  della  vendita  dei  beni  dell’assente  si  veda   CURIS,  op.  cit.,  33  ss.  
Estratto dalla tesi: Il doppio volto della contumacia nel processo civile (ficta contestatio e ficta confessio)

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Il doppio volto della contumacia nel processo civile (ficta contestatio e ficta confessio)

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Ravera
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alberto Ronco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 262

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contumacia civile

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