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Patrimoni Culturali e Turismo: il caso dei Claustri di Altamura

Estratto della Tesi di Salvatore Cannito

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26 Curtis 63 . Questo termine, ci riporta alla definizione di uno spazio, adibito ad abitazione di un gruppo familiare, o di un unico proprietario, aperto e caratterizzato da una o più abitazioni, in cui si possono ritrovare, anche, costruzioni agricole e cisterne per la raccolta di acqua piovana. Nel XIV secolo, periodo in cui nascono i claustri, questi piccoli agglomerati urbani del nucleo antico, non hanno ancora acquisito il termine di Claustrum che, appare solo nel secolo successivo 64 . E oltre alla loro identificazione, il tempo muta pure i requisiti architettonici che li contraddistinguono, adeguandosi sempre più ai nuovi modelli urbanistici importati dall’esterno, nelle varie epoche storiche. 1.6 Analogie e riflessioni sulla Curtis Lo storico locale Giuseppe Pupillo, parla di curtis o inclaustro, «come spazio aperto appartenente a una o più case, di un solo proprietario o della sua famiglia, in cui potevano trovarsi strutture agricole, cisterne per acqua o per la conservazione del frumento» 65 . Il suo richiamo, vuol far luce su uno spazio abitativo da un lato singolare, perché rappresenta una tipologia insediativa molto diffusa nella città di Altamura, ricca di influssi esterni, dall’altro lato, però, evidenzia la similitudine a tipologie abitative comuni nell’urbanistica medievale pugliese. La curtis difatti, come è attestato in molte zone del meridione d’Italia, sembra essere molto simile alla casa a corte salentina 66 , da cui provennero numerose famiglie greche, o ai cortili presenti nelle città peucete, com’è testimoniato dagli scavi archeologici, effettuati nella zona di Monte Sannace, nei pressi di Gioia del Colle 67 . Inoltre l’inclaustrum altamurano, propone caratteristiche simili a quelle di altre città dell’entroterra barese e tarantino, facendo riferimento a centri urbani come Terlizzi, Bitonto, Martina Franca, 63 P. TOUBERT, Dalla terra ai castelli: paesaggio, agricoltura e poteri nell’Italia medievale, Ed. Einaudi, Torino, 2005, cap. Curtis Italia. 64 Solamente a partire dal XV secolo nei documenti altamurani si inizia a far riferimento ai claustri, termine che appare in forma disgiuntiva accanto a quello classico di curtis. Cf. AA.VV., Segni e percorsi…, p. 56. 65 G. PUPILLO, Costruzioni edilizie ed espansione urbana in Altamura tra XIII e XV secolo, in «Altamura», 1987-88, nn. 29-30, p. 62. 66 Cf. M. CASSONI, La casa greco-salentina di Martano, in «Terra d’Otranto», II, 1931, pp. 130- 138; P. CORSI, La comunità Greca di Altamura, in «Nicolaus», 1, 1980, p. 98; I.D. CHIERICO, Claustri e corti salentine, in «Convegno I Claustri di Altamura: una storia una prospettiva», Altamura, 2013; M. DE MARCO, Il Salento tra medioevo e rinascimento: storia, arte, civiltà, Ed. Capone, Lecce, 1997. 67 Cf. B.M. SCARFÌ, Gioia del Colle: l’abitato peucetico di Monte Sannace, in «Notizie Scavi», S. VIII, XVI, 1962, pp. 152-155; A. DONVITO, Santo Mola. Un insediamento peuceta inedito in territorio di Gioia, in «Gioia: una città nella storia e civiltà di Puglia», vol. III, 1992, pp. 52-63.
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Patrimoni Culturali e Turismo: il caso dei Claustri di Altamura

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Informazioni tesi

  Autore: Salvatore Cannito
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze del Turismo e dei Patrimoni Culturali
  Relatore: Ferdinando Mirizzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 171

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