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Le Strategie Statunitensi di Sicurezza Energetica - Da Carter a Obama

Estratto della Tesi di Roberto Cui

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Estratto dalla tesi: Le Strategie Statunitensi di Sicurezza Energetica - Da Carter a Obama
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ritiro dei britannici: un ruolo di garanzia da esercitare proprio in sostituzione 
(e con l’indispensabile sostegno militare) degli Stati Uniti. Tra il 1970 e il 
1978, Washington vendette all’Iran una quantità di armi altamente 
sofisticate (per un valore complessivo di più di venti miliardi di dollari) a 
prezzi vantaggiosi. 
Qui ci si ricollega al periodo di Carter e alla rivoluzione iraniana del 
1979 cui si è accennato in precedenza. Infatti, mentre le armi americane 
aiutavano l’Iran a difendersi contro nemici esterni, le stesse armi diedero 
prova di scarsa efficacia nel proteggere lo shah Mohammad Reza Pahlavi 
dai suoi oppositori interni. I forti legami dello shah con Washington erano 
visti nel paese – specialmente negli ambienti del «clero» musulmano – come 
una prova del fatto che il re avesse pericolosamente ed ereticamente accolto 
l’occidente. 
La caduta dello shah e l’emergere di Khomeini costrinsero gli USA a 
una rivalutazione della propria strategia nel Golfo. Dei due pilastri della 
Surrogate Strategy – Iran e Arabia Saudita – il primo era sicuramente il più 
forte e il secondo non era in grado, da solo, di proteggere gli interessi 
occidentali. Sebbene Washington fosse impegnata nel tentativo di rafforzare 
le difese saudite con una massiccia iniezione di armamenti americani, era 
evidente che l’approccio strategico fosse da rivedere e che, di conseguenza, 
gli Stati Uniti fossero nella posizione di doversi assumere la diretta 
responsabilità della stabilità del Golfo Persico. 
Per dare credibilità alle dichiarazioni contenute nel suo discorso 
sullo stato dell’Unione, Carter formò la Rapid Deployment Force (RDF), un 
gruppo di unità combattenti con base negli USA ma disponibile per un 
immediato utilizzo nel Golfo qualora si fosse presentata la necessità. Carter 
diede inoltre inizio all’acquisizione da parte degli Stati Uniti delle basi 
militari nella regione del Golfo e al miglioramento delle basi esistenti, 
autorizzando in aggiunta l’incremento della presenza navale americana nelle 
acque mediorientali. Nell’ambito di questi sviluppi rientra l’autorizzazione 
per una presenza navale americana permanente nelle acque del Golfo 
Persico, con il quartier generale in Bahrein. Nel 1983, la RDF venne 
riformata, le si diede il nome di CENTCOM (acronimo di Central 
Command), al quale vennero affidate responsabilità ulteriori. La forza 
navale basata in Bahrein, più tardi, costituì il nucleo attorno al quale si 
formò la Quinta Flotta statunitense, che ancora oggi è responsabile del 
pattugliamento delle acque mediorientali. 
Preoccupati per l’emergere dell’Iraq come forza militare regionale, 
gli USA orientarono le proprie attenzioni verso Baghdad, reduce da una 
guerra quasi decennale contro l’Iran e desiderosa di affermarsi come 
potenza egemone nell’area. Negli ultimi mesi del 1989, il Generale Colin 
Powell autorizzò il nuovo comandante in capo del CENTCOM, il Generale 
Norman Schwarzkopf, a dare inizio ai preparativi per un piano di 
combattimento contro gli iracheni.
5
 
                                                     
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 Michael T. KLARE, Resource Wars, Henry Holt and Company, New York 2001, pp. 61-
62.

Estratto dalla tesi:

Le Strategie Statunitensi di Sicurezza Energetica - Da Carter a Obama

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Cui
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Liliana Saiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

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