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Il disagio nella professione dell'avvocato. Una prospettiva internazionale

Estratto della Tesi di Laura Sulcis

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8 Secondo Taylor il solo ostacolo di natura umana nei ritmi lavorativi è quello rappresentato dalla resistenza dell’organismo innanzi ad un affaticamento che si protrae a lungo nel tempo (Bonazzi, 2000) ed in questa direzione egli orientò i suoi studi nel tentativo di stabilire una soglia universale ed oggettiva di fatica per una certa mansione: in seguito si evidenziò l’erroneità della sua teoria, con l’individuazione del fatto che il livello di affaticamento varia nei soggetti ed è in relazione non solo alle caratteristiche fisico-anagrafiche individuali, ma anche rispetto alla personale motivazione al lavoro ed alla risultante soddisfazione. Per lungo tempo, dunque, venne considerata la fatica, così come la monotonia industriale, la quale «si associa ad una caduta di efficienza, ma non a correlati obiettivi di fatica» (Favretto, 1994, p. 53), esclusivamente da un punto di vista fisiologico, trascurando quella di tipo mentale, nonostante non si fu in grado di trovare dei correlati fisiologici che spiegassero la monotonia industriale. Inoltre, la psicologia del lavoro originata alla fine del 1800, che promuoveva una nuova attenzione alla soggettività lavorativa in risposta all’eccessiva enfatizzazione e mitizzazione dei progressi della scienza e della sua obiettività diffusasi contemporaneamente all’industrializzazione, e nonostante emanasse segnali che facevano propendere ad un nuovo modo di pensare, non lasciava affiorare ancora alcuna esitazione in merito agli effetti deleteri che il macchinismo industriale avrebbe potuto generare sugli individui (Gabassi, 2006 14 ). Con l’evoluzione della psicologia industriale, è a Hugo Münsterberg (1913 15 ), fondatore della Psicotecnica (De Carlo, 2002 16 ), che si deve l’interesse al tema della fatica da un punto di vista psicologico. Nel suo libro Psicologia ed efficienza industriale, egli afferma che ogni individuo progressivamente abbandonerà l’insoddisfazione e la depressione parallelamente al raggiungimento di un posto di lavoro nel quale potrà impiegare al meglio le proprie energie, permettendo il raggiungimento di un elevato stato di soddisfazione e benessere interiore a livello comunitario (Münsterberg, 1913), Nel 1929, Wyatt, Fraser e Stock 17 resero noti i risultati dei loro studi sugli effetti della monotonia: essi evidenziarono come la noia fosse all’apice nei lavori altamente ripetitivi che non permettono di distrarsi, in quanto richiedono degli interventi saltuari. 14 Gabassi, P. (2006). Psicologia del lavoro nelle organizzazioni. Milano: FrancoAngeli 15 Munsterberg, H. (1913). Psychology and Industrial Efficiency. Boston: Houghton Mifflin. 16 De Carlo, N. (2002). Teorie & strumenti per lo psicologo del lavoro e delle organizzazioni(vol.1). Milano: FrancoAngeli. 17 Wyatt, S., & Fraser, J. (1929). The effect of Monotony in Work, Industrial Fatigue Research Board, Report n. 56.
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Il disagio nella professione dell'avvocato. Una prospettiva internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Laura Sulcis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marina Mondo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

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