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Il danno biologico

Estratto della Tesi di Arturo Pellegrino

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-10-   stituzionale scaturisse dal fatto che se, da un lato, la Consulta aveva subor- dinato la legittimità costituzionale dell’art. 2059 c.c. alla presenza o meno di una situazione soggettiva costituzionalmente garantita, motivo per cui, si ammetteva la risarcibilità del danno non patrimoniale non solo nei casi espressamente previsti dalla legge, ma anche nelle ipotesi di lesione di si- tuazioni giuridiche soggettive costituzionalmente garantite 24 , dall’altro, si sosteneva come non fosse iniquo, né lesivo del diritto di difesa, limitare la risarcibilità del danno alle sole ipotesi di reato 25 . Un’altra parte della dottrina 26 , al contrario, senza alcun parallelismo con la coeva pronuncia n. 87/’79, propose una lettura diversa della sentenza n. 88/’79 della Corte costituzionale, dalla quale risulterebbe il pieno rico- noscimento del diritto alla salute. Per l’orientamento in esame, in sostanza, il bene della salute, tutelato dalla Carta costituzionale all’art. 32, deve con- figurarsi quale diritto primario assoluto, pienamente operante anche nei rapporti fra i priviati, con la conseguenza che il suddetto diritto ben può es- sere tutelato in casi diversi dalle ipotesi di reato. Ciononostante, la giurisprudenza della Corte costituzionale, in que- gli anni, non apportò contributi decisivi all’emersione della figura del cd. danno biologico, così come è oggi inteso, non mancando di registrarsi, al riguardo, talune tendenze involutive 27 . La svolta, nella giurisprudenza costituzionale, a ben vedere, si ebbe con la sentenza del 14 luglio 1986, n. 184 28 . Con la sentenza in esame furo- no decise due questioni di legittimità costituzionali, sollevate, rispettiva-                                                                                                                           24 Questo il contenuto della sent. Corte cost., 26 luglio 1979 n. 87. 25 Questo il contenuto della sent. Corte cost., 26 luglio 1979, n.88. 26 G. ALPA, Il danno biologico, Padova, 1993, pp. 29 ss. 27 Il riferimento riguarda Corte cost., 18 luglio 1983, n. 212, in Foro it., 1983, pp. 2972 ss., nella quale la Corte, pur affermando che non esistessero dubbi in merito al fatto che il bene afferente alla salute fosse compreso fra le posizioni soggettive direttamente garantite dalla Costituzione, evidenziava che: “la tutela […] può incontrare limiti oggettivi: non soltanto nella stessa orga- nizzazione dei servizi sanitari, ma ben anche nella esigenza della concomitante tutela di altri in- teressi, del pari costituzionalmente protetti: quale, nella specie, l’interesse al buon andamento della pubblica amministrazione”. Sempre nello stesso senso, cfr. Corte cost., 29 dicembre 1981, n. 202, in Foro it., 1982, pp. 1 ss., nella quale si osserva come l’efficacia dell’art. 32 Cost. si so- stanzi nella prevenzione delle malattie e nella cura degli indigenti, ponendosi, dunque, un’evidente contraddizione con quanto affermato appena due anni e mezzo prima da Corte cost., 26 luglio 1979, n. 88, la quale aveva espressamente qualificato il diritto alla salute come “un di- ritto primario ed assoluto, pienamente operante anche nei rapporti tra i privati”. 28 Cfr. Corte cost., 14 luglio 1986, n. 184, in Foro it., 1986, pp. 2053 ss.
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Informazioni tesi

  Autore: Arturo Pellegrino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Camerino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lucia Ruggeri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

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