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L’odio ai tempi della Rete. Il caso Kyenge tra hate speech e razzismo diretto

Estratto della Tesi di Elisa Pordon

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10 ovvero la modalità di trasmissione della comunicazione da uno a molti, tipica del mezzo televisivo. La sorgente letteralmente “irradia” il proprio contenuto a una collettività per definizione “indistinta”, la massa. Ma che ne è stato della “massa” con l’avvento dei media digitali? Il cambiamento più significativo segnato dalla diffusione di Internet e soprattutto di quello che comunemente è chiamato “Web 2.0”, il web sociale e partecipativo, riguarda proprio la figura dell’audience, un concetto nato con la televisione e che ormai suona obsoleto o, se non altro, bisognoso di una nuova definizione. Concepita con un ruolo essenzialmente passivo, all’interno di un modello comunicativo che prevedeva una netta separazione tra fonte e ricevente, l’audience è stata successivamente “riabilitata” dall’approccio degli Usi e gratificazioni 9 che, concentrandosi sui bisogni soddisfatti attraverso l’uso dei media, ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione nello studio dei pubblici: “la ricerca non dovrà più chiedersi cosa i media fanno alle persone, ma cosa le persone fanno con i media” (Klapper, 1963) 10 . Un apporto fondamentale in questa direzione è stato quello dei Cultural Studies che, grazie alla loro impostazione culturologica, hanno rivalutato in modo significativo il ruolo del pubblico, sottolineando le sue capacità interpretative: non sempre le forme con cui l’audience decodifica il contenuto corrispondono al modo in cui il mezzo televisivo lo ha codificato. Si scopre così un pubblico “attivo”, non riducibile semplicemente a una collettività di individui da misurare e vendere al mercato della pubblicità. Il vero problema nella definizione di “audience” è il fatto che sia sempre stato legato all’esperienza televisiva e da lì esportato in altri ambiti mediali: questione che, con l’avvento dei media digitali, invece di avvicinarsi a una soluzione, solleva molte nuove questioni. Il concetto di audience “classico”, che si basa su una netta distinzione tra chi produce un contenuto e chi lo fruisce, entra in crisi di fronte all’interattività: in ambiente digitale chi produce contenuti è anche chi li consuma, non più semplice “utente” ma “abitante”, “partecipante”, “membro attivo di una comunità” 11 . 9 Katz, E., Blumer, J.G., Gurevitch, M., 2000, L’utilizzazione della comunicazione di massa da parte dell’individuo, in Marinelli, Fatelli (a cura di), pp.47-66 in Bennato, D., 2011, Sociologia dei media digitali, Editori Laterza, . 10 Klapper, J.T., 1963, Mass Communications Research: An Old Road Resurveyed, in “Public Opinion Quarterly” in Bennato, D., Sociologia dei media digitali, cit. 11 Menduni, E., Nencioni, G., Pannozzo, M., 2011, Social Network, Facebook, Twitter, Youtube e gli altri: relazioni sociali, estetica, emozioni, Modadori Università.
Estratto dalla tesi: L’odio ai tempi della Rete. Il caso Kyenge tra hate speech e razzismo diretto

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L’odio ai tempi della Rete. Il caso Kyenge tra hate speech e razzismo diretto

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Pordon
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Vincenzo Romania
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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