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CLIL a piccoli passi verso il bilinguismo. Dalla routine della scuola dell’infanzia alla matematica della scuola primaria

Estratto della Tesi di Annalisa Ciuffardi

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11 otto mesi; per poi arrivare alla vera comunicazione linguistica nel primo anno di vita. In questa fase il suo lessico prevede più parole sia comprese che comunicate. Verso i diciotto mesi, il vocabolario accresce in misura notevole, fino ad arrivare a circa cinquecento parole nei primi tre anni. Già dalla prima infanzia, quindi, il bambino conversa naturalmente nella propria lingua. A contatto con gli stimoli dei care givers, il bambino impara a interagire grazie alle risorse cognitive che possiede. Le prime parole usate in quello che è definito “lessico emergente” sono parole di uso quotidiano, del suo quotidiano come: ciao, pappa, biberon. VIII Viene quasi spontaneo il confronto con le teorie bilingue, per esempio di Jim Cummins, le quali sostengono che il bisogno comunicativo di un bambino lo porta ad approcciare una seconda lingua proprio da un linguaggio “base” che lo aiuta ad esprimere i bisogni primari. IX Questa lettura dinamica dell’evoluzione del linguaggio si è andata affermando alla metà del secolo scorso, superando la visione prettamente imitativa che dalle lallazioni porta ad associare parole e oggetti, denominare e quindi al linguaggio convenzionale, rappresentata dallo psicologo statunitense Skinner per il quale ricevere un rinforzo (carezza, sorriso) da parte dell’adulto a ogni parola ripetuta dal bambino, aiuterebbe il processo di interiorizzazione del linguaggio. X Fu Noam Chomsky a dare una svolta alle teorie riguardanti lo sviluppo del linguaggio. Egli sostenne che il bambino apprende il linguaggio grazie a dispositivi interni che possiede indipendentemente dall’ambiente. Questi sono universali a tutte le lingue naturali e corrispondono a una sorta di «grammatica universale». Il dispositivo che regola quest’acquisizione è stato denominato dal linguista statunitense LAD Language Acquisition Device il quale si attiverebbe appena il bambino entra a contatto con la lingua madre e permetterebbe la comprensione e la produzione di frasi anche non ascoltate direttamente grazie ad una iniziativa cognitiva per la quale i bambini si impadroniscono di unità sonore, termini e regole della lingua. In questo troviamo la novità che contraddistingue questa teoria dalle precedenti basate sulla sola imitazione e interazione dell’adulto e dell’ambiente: la considerazione del carattere attivo nell’acquisizione del linguaggio. Il tutto coadiuvato dalla nuova tecnologia che permette di visionare le aree cerebrali che si attivano di fronte agli stimoli. Va detto che le teorie socio-costruttiviste come quelle di Vygotskij non sono VIII A.Berti, A.Bombi (2008) Corso di psicologia dello sviluppo. Ed. Il Mulino. IX G. Favaro e c. (2011) Imparare l’italiano, imparare in italiano. Alunni stranieri e apprendimento della seconda lingua. Ed. Guerini e associati. X B.F.Skinner (1976). Il comportamento verbale. Roma. Armando
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CLIL a piccoli passi verso il bilinguismo. Dalla routine della scuola dell’infanzia alla matematica della scuola primaria

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Informazioni tesi

  Autore: Annalisa Ciuffardi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Nicole Bosisio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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