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Le lingue degli uomini e degli angeli. La glossolalia nel movimento pentecostale

Estratto della Tesi di Valentina Buccellato

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13 della profezia che considera un segno positivo per i non credenti, perché: 24 [...]se tutti profetizzano ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, 25 i segreti del suo cuore sono svelati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi.” (1Co 14, 24-25). Al contrario, il parlare in lingue provoca una reazione negativa nei non credenti, che considererebbero chi ha il dono della glossolalia come pazzo. La conclusione a cui giunge Paolo consiste nel non rifiutare nessun dono proveniente dallo Spirito Santo, ma nell'utilizzare il carisma della glossolalia con moderazione e preferire al suo posto quello della profezia. La preminenza che Paolo assegna al dono del profetare rispetto a quello delle lingue è sottolineata anche da Giacomelli 2006: 35: Nella prima Lettera di San Paolo ai Corinti si dice che il “parlare in lingue” è segno della presenza di Dio, ma che serve solo a colloquiare con Dio; è un carisma, ma non serve a profetare. Da quanto finora affermato, sembrerebbe potersi sostenere che il fenomeno della glossolalia sia inteso da Paolo come una sorta di problema, dal momento che il linguaggio incomprensibile non porta a buon fine l'atto comunicativo perché non è compreso da chi ascolta. In realtà un'analisi meno superficiale, rivela, nelle sue parole degli spunti che potrebbero far osservare la questione sotto una luce diversa. Paolo infatti scrive: “ 10 Ci sono nel mondo non so quante specie di linguaggi e nessun linguaggio è senza significato.” Tale affermazione conduce a quanto afferma Scippa 1982 riguardo al carisma della glossolalia: I vv. 10-11 ci confermano che il parlare del glossolalo non è un parlare vuoto, come possono essere lamenti, gemiti, esclamazioni fatte in assoluta mancanza di controllo di sé, o nel sonno, o in delirio, ma ha un messaggio da comunicare […], anche se « per accidens » esternamente non si capisce. (Scippa 1982:41) Quindi, il parlare con il dono delle lingue non è un parlare ‘vuoto’ in sé ma lo è per accidens, vale a dire perché risultano difettose le emissioni della voce
Estratto dalla tesi: Le lingue degli uomini e degli angeli. La glossolalia nel movimento pentecostale

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Le lingue degli uomini e degli angeli. La glossolalia nel movimento pentecostale

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Buccellato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia culturale ed etnologia
  Relatore: Luisa Brucale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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