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Il paziente non urgente e l'accesso al Pronto Soccorso: una scelta consapevole? Studio di prevalenza.

Estratto della Tesi di Stefania Giacomel

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    12    Roberts e colleghi (2008) in relazione ai risultati enunciati dal Center for Disease Control and Prevention, anch’essi tratti dal NHAMCS, che riconoscono un aumento assoluto dell’utenza dei servizi di emergenza pari al 26%. Sono australiani invece i dati dello studio di Lowthian e colleghi (2012) che identificano, attraverso un’analisi retrospettiva della decade 1999-2009 condotta nel “Department of Health public hospital ED” di Melbourne, un incremento del 32% degli accessi ai servizi di emergenza inclusi nello studio. Anche in ambito europeo si conferma negli ultimi trent’anni (Durand et al., 2012) la crescita del numero di utenti che afferiscono ai servizi di emergenza. Una testimonianza di tale fenomeno è offerta dall’Inghilterra, dove l’aumento registrato nel quinquennio 2004-2009 ammonta al 11,8% (Blunt et al., 2010), con un risultato parziale per il biennio 2007-2009 del 5%, accompagnato dal 3,4% dell’Irlanda del Nord e l’1,4% del Galles (Robinson, 2010); in Francia gli accessi al Pronto Soccorso nel periodo 1990-1998 sono aumentati del 4,3% per ogni anno tra il 1996 e il 2008 (Durand et al., 2012), fino a raggiungere i 14 milioni nel 2004, con un tasso massimo per abitante nella regione dell’Alta Normandia (Pitrou et al., 2009), in Olanda infine il tasso d’aumento medio è stimato tra il 2 e il 4% (Van der Linden, 2014). A livello nazionale l’aumento registrato nel 2010 riferito ai precedenti cinque anni si attesta tra il 5 e il 6% per anno, con un totale di 39 milioni di visite solo nell’anno 2009 (Pines et al., 2011) a conferma del valore stimato da Sartini e colleghi (2007) nella pubblicazione dello studio condotto su scala nazionale per conto della Società Italiana di Emergenza Urgenza (SIMEU), che individua un accesso alle Unità di Emergenza ogni 2-3 cittadini italiani. La crescita dell’utenza che afferisce al Pronto Soccorso ha raggiunto nel corso degli anni proporzioni preoccupanti (Grumbach et al., 1993): il 62% delle strutture canadesi riconosce quale principale problema per l’anno 2005 il sovraffollamento (Rowe et al., 2006) e il 90% dei servizi di Pronto Soccorso dei maggiori ospedali degli Stati Uniti lavora “al limite di capacità” (Cowan et al., 2005), tanto che, in uno studio californiano, ben il 96% dei direttori delle Unità di Emergenza conviene sul fatto che il proprio reparto è alla massima capienza (Richards et al., 2000); a descrizione del fenomeno la letteratura offre l’accezione di crisi internazionale (Hoot et al., 2008), minaccia emergente (Cowan et al., 2005) fino a giungere alla finale e chiarificatrice espressione di “overcrowding”, traducibile in italiano con il vocabolo sovraffollamento. Ad oggi non esiste una definizione univoca di tale concetto (Weiss et al., 2004), nonostante l’idea generale della sua portata sia chiara a livello internazionale: nello studio di Mumma e colleghi (2005) si esplicita il termine sovraffollamento nell’ eccedenza della domanda di prestazioni richieste al Pronto Soccorso rispetto alle risorse disponibili, in sintonia con quanto affermato dalla Canadian Agency for Drugs and Technlogy in Health nel 2006 e l’ Australasian College for Emergency Medicine (ACEM), che definiscono rispettivamente la questione del sovraffollamento come la
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Il paziente non urgente e l'accesso al Pronto Soccorso: una scelta consapevole? Studio di prevalenza.

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Giacomel
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Angelo Dante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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Parole chiave

pronto soccorso
emergency department
paziente non urgente
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