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Integrazione lavorativa dei sordi: utopia o realtà?

Estratto della Tesi di Emanuele Arza'

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13 aule e si scambiavano nozioni ed informazioni nella loro lingua naturale che rimaneva così chiusa nelle mura degli Istituti. Chi nasce sordo o perde l’udito nei primi anni di vita non riesce ad imparare il linguaggio allo stesso modo e negli stessi tempi di una persona udente: viene definito “sordomuto” ma è un termine che non descrive la situazione reale. Tale termine, ancora usato dagli “esperti del settore”, è stato sostituito con “sordo” 2 e ha dato origine a molti equivoci perché suggerisce un mancato o un difettoso funzionamento dell’apparato vocale dei sordi. In realtà esso è perfettamente integro, a meno non siano presenti altre specifiche patologie. Il sordo, attraverso un processo di addestramento al linguaggio, può imparare a parlare. Per l’approccio clinico la persona sorda non educata al linguaggio vocale è muta mentre in una prospettiva socioculturale ogni persona comunica quando si impadronisce degli strumenti per esternare un messaggio, a prescindere dal linguaggio adottato. Non è il modo bensì la facoltà di linguaggio che non dipende dall’apparato fono articolatorio 3 e consente ai sordi di costruire la comunicazione e di uscire dal mutismo 4 . Ogni bambino grazie alla facoltà di linguaggio impara una lingua a condizione che venga esposto a quella stessa lingua. Però per esserlo bisogna sentire e comunicare con l’ambiente circostante in quella lingua e l’udito è fondamentale per poter imparare a parlare. La sordità impedisce il processo di comprensione e produzione. Non sentendo la lingua parlata, è impossibile imitare i suoni dell’ambiente, non c’è un feedback acustico sulle produzioni e non si può comunicare con gli altri. Per questi motivi la facoltà di linguaggio subisce un arresto o un ritardo forzato. Grazie ad un ambiente linguistico adeguato la facoltà di linguaggio si può realizzare entro il periodo di età critico (4-5 anni): questo è sostenuto da studi su particolari casi in cui la facoltà di linguaggio non si è sviluppata nei modi e nei tempi corretti. Nel 1797 Jean Marc Itard, un medico dell’Istituto dei Sordomuti di Parigi, ha studiato ed ha tentato di rieducare Victor, conosciuto come il ragazzo selvaggio dell’Aveyron, un bambino cresciuto nella foresta, lontano da stimoli linguistici umani e 2 Articolo 1 Legge 20 febbraio 2006, n. 95. 3 Saussure F. de, Corso di linguistica generale, Bari, Laterza, 1990, pp. 19 – 20. 4 Caselli M. C., Maragna S., Volterra V., Linguaggio e sordità. Gesti, segni e parole nello sviluppo e nell’educazione, Bologna, Il Mulino 2006, p. 19.
Estratto dalla tesi: Integrazione lavorativa dei sordi: utopia o realtà?

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Integrazione lavorativa dei sordi: utopia o realtà?

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Arza'
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Alessandra Cesaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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Parole chiave

legge 68/99
sordità
integrazione lavorativa
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