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Archeologia, storia e promozione turistica di un bene culturale: il mulino e centrale idroelettrica ''Della Corte'' di Venafro

Estratto della Tesi di Giuseppina Passarella

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8 l’insediamento di 20.000 veterani delle sue legioni. Nasceva così la Colonia Iulia 15 , ma è durante il principato di Augusto che Venafro toccherà l’apice del suo sviluppo. Durante la dinastia della gente Claudia e fino all’età degli Antonini, la città visse in una prosperità comune a tutto l’impero. In questo periodo l’urbanizzazione prevaricò le mura visto che non c’era la necessità di strutture difensive; di li a poco, però, una forte crisi porterà alla dissoluzione dell’Impero d’Occidente. Nel 537, quando Pitzas conquistò il territorio che va dal Biferno a Benevento, Venafro si trovò praticamente abbandonata a se stessa. Il territorio conobbe le aggressioni delle orde longobarde che la conquistarono nel 595 per mano del principe beneventano Arechi II. La conversione di questi popoli al cattolicesimo fa si che i sovrani donino, alle abbazie di Montecassino e di S. Vincenzo al Volturno molti territori. Nel settembre dell’815 Alahis, figlio di Arechi II 16 , oltre a richiamare la donazione del padre, cedette le terre possedute «dentro e fuori la città di Venafro» consistenti in case di fabbrica con le loro corti situate alle sorgenti del fiume Sesto 17 . La donazione comprendeva anche un mulino esistente sul predetto fiume Sesto, con i servi che vivevano su tutte le terre cedute 18 . L’operazione di rinascita portata avanti dal monastero di Montecassino e da quello di S. Vincenzo al Volturno, porta ad una nuova ripresa soprattutto economica. Dopo la distruzione del monastero di S. Vincenzo, ad opera dei saraceni, i possedimenti abbaziali furono praticamente abbandonati e vissero un periodo di confusione. Con il ristabilirsi di un ordine, gli abbati chiesero ed ottennero una ricognizione dei loro beni e il 10 luglio 916 i principi capuani Landolfo I e Atenolfo II confermarono all’abbate Godeperto i possessi del monastero. Per rimettere a cultura quelle terre i monaci non solo fecero immigrare dalle proprie celle abruzzesi di Valva intere famiglie di servi, ma affidò loro quei campi con forme concessive del tutto nuovo. Il rapporto è conosciuto con il termine di livello e si praticava mediante concessioni, per lungo tempo, dei territori, così da trasformare il colono medioevale da servo a 15 Colonia Giulia è anche l’attuale via principale di Venafro, l’asse che da Cassino porta ad Isernia e taglia al centro la città. 16 Tra il 758 e il 788 Arechi II, principe beneventano, dopo la conversione al cattolicesimo donò i territori e i beni che possedeva «intus vel foras civitate». Questi beni consistevano in case di fabbrica, la chiesa di S. Maria e terre in località Maczano a Venafro. 17 Attuale fiume San Bartolomeo. 18 G. VERRECCHIA, Venafro nell’alto medio evo e l’origine di alcuni comunelli dell’agro venafrano attraverso i documenti del “chronicon vulturnense”, Campobasso, Poligrafica del Littorio, 1928, pp. 16 - 20.
Estratto dalla tesi: Archeologia, storia e promozione turistica di un bene culturale: il mulino e centrale idroelettrica ''Della Corte'' di Venafro

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina Passarella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi del Molise
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Archeologia, Beni Culturali e Turismo
  Relatore: Roberto Parisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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Parole chiave

molise
archeologia industriale
promozione turistica
centrale idroelettrica
mulino ad acqua
storia del patrimonio industriale
mulino della corte
musei del lavoro
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