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Nel nome di Erasmo. Evoluzione storica ed evidenze empiriche di una politica europea

Estratto della Tesi di Matteo Mezzalira

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PARTE I – LA POLITICA DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE NEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA 1. Il precedente storico: i clerici vagantes Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia. (Erasmo da Rotterdam) Già durante il Basso Medioevo gli appartenenti alle classi nobili, detti clerici vagantes 15 (oppure scholastici vagantes o scholares erratici), potevano studiare muovendosi per l'Europa, anche se l'esiguità delle istituzioni accademiche del continente, i pericoli del viaggio e le condanne della Chiesa 16 li consigliava a soggiornare per lunghi periodi nel medesimo borgo. A partire dall'Umanesimo e per tutto il Rinascimento, però, divenne in voga la cosiddetta peregrinatio academica, una sorta di precedente storico dell'Erasmus. Grazie all'unità linguistica (si insegnava, si dissertava, si imparava e si scriveva in latino e, in misura minore, in greco), alla supervisione sui programmi di studio da parte della Chiesa di Roma e alla condivisione del sapere, i discenti seguivano da un ateneo all'altro docenti prestigiosi, contribuendo alla circolazione del pensiero e della cultura 17 . Erasmus Roterodamus o da Rotterdam (1466-1536) 18 era uno di questi amanti del 15 Nonostante l'appellativo, gli studenti non erano per forza uomini di Chiesa: essi avevano uno statuto particolare poiché godevano di alcuni diritti ecclesiastici senza aver preso i voti. I loro privilegia e le loro immunitates erano stati sintetizzati dal codice Authentica Habita emanato dall'imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa nel 1155-1158 circa. Clerici vagantes, http://it.wikipedia.org/wiki/Clerici_vagantes. 16 Ai concili di Treviri (1227) e di Rouen (1231), i clerici vagantes furono esplicitamente definiti “goliardi” e condannati dalla Chiesa a causa della loro condotta frivola. Ibidem. 17 H. Mikkeli, Europa. Storia di un'idea e di un'identità, Il Mulino, Bologna, 2002, pagg.28-29. 18 Desiderius Erasmus Roterodamus (accento tonico sulla terzultima sillaba) fu un teologo, umanista e filosofo olandese, considerato il maggiore esponente dell'umanesimo cristiano. Nato a Rotterdam o a Gouda tra il 1466 e il 1469, da giovane perse i genitori, morti di peste, e venne mandato in un convento vicino a Gouda. Nel 1495, con un modesto sussidio, si recò a studiare all'Università di Parigi per studiare teologia, ma rimase molto deluso dai suoi professori e dalla filosofia scolastica che veniva insegnata. Nel 1499 si trasferì per sei mesi in Inghilterra per fare da precettore a un giovane di buona famiglia. Grazie alle conoscenze di quest'ultimo, venne in contatto con tutta l'aristocrazia londinese, tra cui Thomas More, John Colet e il principe Enrico. Nel viaggio di ritorno a Parigi, i doganieri inglesi gli sequestrarono i suoi beni e in Francia dovette subire un tentativo di rapina. Rimasto senza denaro, si prodigò per trovare mecenati e benefattori che lo finanziassero. Nel 1500 pubblicò la prima versione degli Adagia e iniziò a studiare greco da autodidatta. Negli anni seguenti diede alla luce l'Enchiridion e viaggiò a Orléans, Lovanio, ancora in Inghilterra e poi in Italia, dove soggiornò dal 1506 al 1509. Si laureò in teologia a Torino, restò per qualche tempo a Bologna e infine si trasferì stabilmente a Venezia, dove approfondì la sua conoscenza della lingua greca e pubblicò una nuova versione ampliata degli Adagia. Ebbe anche l'occasione di visitare Padova, Siena, Roma e Napoli. Alla notizia della morte del re inglese Enrico VII e dell'imminente salita al trono del principe Enrico, il futuro Enrico VIII, Erasmo si spostò in Inghilterra convinto di andare incontro a grandi successi. Durante il tragitto cominciò a scrivere la sua opera più famosa, “L'elogio della follia” (Stultitiae Laus o Morias Enkomion), che portò a termine a casa dell'amico Thomas More. Lo scritto fu pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1511 e conobbe da subito un'ampia diffusione. La protagonista è la Follia, che parla in prima persona e non risparmia nessuna categoria umana. Grazie al sapiente uso dell'ironia e del sarcasmo, in questo modo Erasmo conduce una feroce critica dei costumi umani e specialmente ecclesiastici, ormai totalmente preda della corruzione morale. Dopo un periodo come professore di greco e teologia all'Università di Cambridge, nel 1514 tornò nel continente al culmine della sua fama letteraria. La Riforma di Martin Lutero (1517) colse Erasmo in contropiede. L'umanista fiammingo intendeva criticare i costumi della Chiesa per ammonire gli uomini sui pericoli del decadimento morale, non condurre una revisione teologica come invece era lo scopo di Lutero, e nemmeno attaccare il clero in quanto tale. Dopo una stima reciproca iniziale, le posizioni dell'intellettuale fiammingo e del monaco tedesco diversero e i due polemizzarono sul tema del libero arbitrio e dei sacramenti. La posizione moderata, per certi versi “ambigua” tenuta da Erasmo, a metà strada tra la difesa delle tesi luterane sull'inutilità delle indulgenze e la convinzione della validità del rito romano, giocò a suo sfavore, perché le posizioni estremiste presero il sopravvento e si verificarono i primi disordini sociali in Europa. Escluso sia dai riformatori, che lo ritenevano un codardo, sia dai cattolici, che lo consideravano un fomentatore delle discordie, visse gli ultimi anni della sua vita a Friburgo in Brisgovia e morì a Basilea nel 1536. Cfr. C. Augustijn, Erasmus: His Life, Works, and Influence, University of Toronto Press, Toronto, 1995. 13
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Nel nome di Erasmo. Evoluzione storica ed evidenze empiriche di una politica europea

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Mezzalira
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Damiano Palano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 228

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