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L'evoluzione della finanza etica: dai Monti di Pietà al microcredito oggi

Estratto della Tesi di Martina Piersantelli

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10 indigenti. E intanto il numero di mendicanti per le strade di Chittagong aumenta. Lo stesso Professore affermerà in seguito: “Provavo sempre una sorta di ebbrezza quando spiegavo ai miei studenti che le teorie economiche erano in grado di fornire risposte a problemi economici di ogni tipo. […] A cosa servivano tutte quelle belle teorie se la gente moriva di fame sotto i portici e lungo i marciapiede? […] Mi premeva capire la realtà che circondava la vita dei poveri, scoprire l’economia di un villaggio nel suo svolgersi quotidiano” 26 . Partendo da questo assunto, inizia a lavorare su un sistema che possa risolvere o quantomeno migliorare la situazione. Incarica dunque alcuni dei suoi studenti di recarsi nei villaggi più poveri per intervistarne gli abitanti. Vuole che siano soprattutto le donne ad essere coinvolte. Da questo lavoro certosino quello che salta subito agli occhi è che il sistema vigente non permette di ottenere dal loro lavoro un guadagno sufficiente alla sopravvivenza. E, come già previsto dal Professore, il problema colpiva soprattutto le donne che, impegnando le loro giornate in piccoli lavori artigianali riescono a guadagnare solo lo stretto indispensabile a rimborsare i materiali usati. Chiedere prestiti alle banche è impensabile. La discriminazione sessuale e il problema della solvibilità sembrano due ostacoli insormontabili. Il sistema che il Professor Yunus mette a punto mira ad apportare modifiche al sistema sociale. Fornendo piccoli prestiti soprattutto alle donne, queste iniziano a ricoprire ruolo attivo nell’economia. Il primo prestito viene concesso nel villaggio di Jobra. Le necessità di chi ci vive sono comprese solo dopo un periodo di studio che vede il Professor Yunus nella parte dell’allievo. Tutto parte da una consapevolezza: per migliorare la condizione dei poveri del villaggio bisogna capire la loro realtà. La prima donna che il Professore incontra è dedita ad intrecciare bambù per costruire sgabelli. Le condizioni economiche della famiglia sono evidenti. Ma appena sentita la voce di un uomo la donna torna in casa. Le barriere culturali sono radicate. Dopo alcuni tentativi la donna decise di aprirsi al dialogo dimostrandosi propensa anche a rispondere ad alcune domande sulla propria attività commerciale. Si scopre allora (o meglio si ha la conferma) del guadagno pressoché inesistente. Sufia Begum, questo il nome della donna, pagava cinque taka (ventidue centesimi di dollaro) per acquistare il bambù per gli sgabelli. I soldi venivano prestati dal paikar (il rivenditore) che poi comprava i suoi sgabelli per cinque taka e venti paisa. Tenendo presente il debito con il rivenditore, se ne deduce che il guadagno di una giornata di lavoro è di venti paisa: due centesimi di dollaro. Farsi prestare il denaro da terzi è impossibile. Chi se ne occupa (solitamente i commercianti) chiede interessi altissimi che 26 M. Yunus, Il banchiere dei poveri, cit, p.87
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L'evoluzione della finanza etica: dai Monti di Pietà al microcredito oggi

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Piersantelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Gaetano Sabatini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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