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Bosnia-Erzegovina: dalla multietnicità e multiculturalità allo scoppio dei nazionalismi. Il ''bosniaco'': una nuova lingua?

Estratto della Tesi di Maria Luisa Di Prospero

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11 delle posizioni sociali acquisite, piuttosto che le esigenze delle leggi economiche. L’indebitamento estero raggiungeva i 20 miliardi di dollari, senza che fosse cresciuta la disponibilità di valuta estera per la loro restituzione. Lo sforzo di mettere ordine in tale caos economico 20 innescò anche un rapido deterioramento delle relazioni tra le repubbliche, 21 le quali cercarono di salvaguardare il proprio apparato produttivo e l’occupazione, chiudendosi entro limiti di mercato sempre più angusti, che infliggevano duri colpi al mercato federale. Di fatto, ricuperando tradizioni autarchiche tipiche del mondo rurale e della zadruga, 22 si costituirono i presupposti di un crescente 20 Le difficoltà erano, fra l’altro, accresciute dal sistema di rotazione delle cariche: nell’illusione di ridurre tecnicismo e professionismo della politica, ogni anno tutti i sindaci, i presidenti di repubbliche, regioni, della Federazione, della Lega, del sindacato, dell’Alleanza socialista cambiavano, con il risultato di rendere anonima la responsabilità delle decisioni via via assunte. Cfr. S. Bianchini , op. cit., pp. 137-139. 21 La Jugoslavia era una Repubblica Socialista Federativa (Repubblica Socialista Federativa Jugoslava-S.F.R.J) comprendente sei repubbliche: Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Montenegro e due province autonome: la Vojvodina e il Kosovo-Metohija. 22 L’organizzazione sociale fondamentale del mondo rurale era costituita dalla zadruga, che aveva un’estensione variabile. La sua composizione poteva variare da un massimo di 60-70 individui a un minimo di cinque-sei e, normalmente, si trattava di una struttura parentale allargata, cioè di un unico gruppo familiare, disponibile, però, ad accogliere membri esterni, di solito attraverso il matrimonio. Il lavoro era ripartito in base alle capacità dei singoli: del pascolo si occupavano i bambini; le donne e gli anziani della lavorazione della canapa; i lavori agricoli più leggeri li compivano insieme uomini e donne, mentre l’aratura, la falciatura, il taglio e la raccolta del legname era compito riservato solo agli uomini. Alle donne spettava la gestione della casa, delle attività casearie e della tessitura di abiti e tappeti. Nell’ambito della zadruga tutti i membri partecipavano in ugual misura al patrimonio comune e dovevano riunire le loro forze e il loro lavoro per il bene e la prosperità dell’associazione: la proprietà privata era ridotta al minimo, praticamente ai soli monili e ai beni strettamente personali. Il carattere patriarcale della zadruga era confermato dal ruolo preminente assunto dall’anziano o domaćin, a cui spettavano funzioni amministrative e giudiziarie e al quale si doveva grande rispetto. Accanto a questa figura maschile, vi era anche il corrispettivo femminile, la domaćica, che aveva il compito di istruire le fanciulle e i bambini, tramandando la cultura orale di quei popoli. Cfr. S. Bianchini , op. cit., pag. 12.
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Bosnia-Erzegovina: dalla multietnicità e multiculturalità allo scoppio dei nazionalismi. Il ''bosniaco'': una nuova lingua?

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Luisa Di Prospero
  Tipo: Tesi di Master
Master in Letterature, Storia eCulture dell'Area Adriatica
Anno: 2004
Docente/Relatore: Giovanni Brancaccio
Istituito da: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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