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En Plein Art. L'arte aperta

Estratto della Tesi di Simone Mantovani

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7 L’arte pop dopo la fine dell’arte Possiamo quindi collocare l’arte di Pollock all’interno di un vasto e molto variopinto movimento artistico statunitense, successivo alla seconda guerra mondiale, cioè l’Espressionismo Astratto, il primo fenomeno artistico tipicamente americano ad influenzare il resto del mondo e contribuì a spostare radicalmente la capitale artistica da Parigi a New York, e più in generale dall’Europa agli Stati Uniti d’America. I critici coevi videro nell’Espressionimo Astratto il riflesso dell’american dream, la massima declinazione della possibilità individuale, della libertà di espressione, del libero mercato. Pochi anni dopo però, nacque una corrente artistica che voleva contrapporsi a ciò che stava diventando un’arte per intellettualoidi eletti. Negli anni Sessanta nacque infatti la Pop Art, termine che si spiega se si opera l’identificazione tra il popular e il massificato, ovvero il prodotto in serie; nulla a che fare col concetto di “popolare” inteso come regressione a forme d’arte e di cultura arretrate, anche se gli oggetti più che popolari, protagonisti di questa corrente, sono industriali e per lo più di cattivo gusto e spesso rientrano nel termine Kitsch. 16 17 La volontà della Pop Art sicuramente non è però quella di schernire questi oggetti di uso comune in modo da entrare a far parte di un élite intellettuale, ma al contrario di esaltarli, di riconoscerne il valore positivo di elementi esistenti e fondamentali nel nostro consueto panorama urbano. In più gli artisti pop tentano il riscatto di questi prodotti, grazie a tecniche di straniamento che possano loro conferire una nuova dignità estetica e, molto spesso, una nuova iconicità. 18 Brillo Boxes è l’opera che chiude questo periodo di rivoluzione della storia dell’arte avvenuto nel Novecento, il cui iniziatore è sicuramente Marcel Duchamp, che lascia al suo erede Andy Warhol l’onore di chiuderlo per merito di quest’opera nel 1964. Quest’atto dell’artista di origine slovacca, naturalizzato americano, consiste nell’esposizione di scatole di spugnette abrasive imbevute di detersivo della marca Brillo, molto popolari negli USA, alla Stable Gallery di New York. Non si tratta di veri e propri ready-made, in quanto si tratta di una riproduzione di questi scatoloni, realizzata in legno, ma alla vista praticamente indistinguibili da quelli venduti al supermercato in quegli anni. È la massima espressione del “Questa è arte!” di Duchamp. L’idea che due oggetti possano apparire esattamente allo stesso modo e, nonostante questo, uno è riconosciuto come oggetto d’arte, mentre l’altro è visto come una semplice scatola di spugnette detergenti. In questa esposizione, il filosofo analitico Arthur Coleman Danto riconosce l’ultima opera artistica, la quale sancisce immediatamente l’arrivo della morte dell’arte e «l’arte che verrà sarà arte dopo la fine dell'arte». 19 La riflessione su quest'opera della Pop Art fa concludere al filosofo che l'arte ha ormai raggiunto il punto massimo di autocoscienza, perché con Brillo Box l'opera non è più distinguibile da un prodotto commerciale: qualsiasi cosa può essere un'opera d'arte, anche se non ogni opera è separabile dal suo tempo e il suo valore non dipende esclusivamente da proprietà intrinseche o osservabili. Questo fa di Andy Warhol l’arbitro che suona il fischio d’inizio definitivo dell’arte contemporanea. 16 Il termine Kitsch è, in fondo, un sinonimo col quale si vuole andare ad indicare appunto l’oggetto di cattivo gusto prodotto con mezzi industriali. 17 Cfr. Renato Barilli, op. cit., pp. 293-310. 18 Cfr. Lucy R. Lippard, Lawrence Alloway, Nancy Marmer, Nicolas Calas, Pop Art, Mazzotta, Milano, 1967. 19 Arthur C. Danto, Dopo la fine dell'arte. L'arte contemporanea e il confine della storia, Bruno Mondadori, Milano, 2008.
Estratto dalla tesi: En Plein Art. L'arte aperta

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Mantovani
  Tipo: Tesi di Master
Master in MA in Communication Design
Anno: 2015
Docente/Relatore: Franco Achilli
Istituito da: Nuova Accademia di Belle Arti (NABA), Milano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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