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La negazione del sé tra buddhismo e neuroscienze

Estratto della Tesi di Alessio Dossi

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12 successive che hanno dato forma all’agiografia stessa. Per tornare alla narrazione, si suppone Gautama Siddhārtha appartenesse a una famiglia agiata e che fosse probabilmente il figlio di un principe 5 . Ciò implicava, da un punto di vista sociale, il massimo di ricchezza e benessere che un personaggio dell’epoca potesse avere. Porre il Buddha in una situazione tanto agiata serve a mostrare come nessuna ricchezza terrena possa essere di ostacolo a chi voglia raggiungere la liberazione. Questa agiatezza non era solo di carattere economico: Gautama aveva anche vissuto a lungo senza entrare in contatto con una qualsiasi forma di dolore o sofferenza, in quanto il padre intendeva proteggerlo da ogni forma di negatività, costruendo intorno a lui un mondo in cui non apparisse nulla di simile. Questa illusione era però destinata a non durare a lungo: quando inevitabilmente il Buddha si scontrò con la malattia, la vecchiaia e la morte, ne fu immediatamente colpito. La loro ineluttabilità lo richiama alla riflessione: egli prende coscienza della diversità tra il modo in cui si vorrebbe fosse la realtà (tema della perfezione) e come essa è veramente (tema della sofferenza, dukkha). Ѐ così che il Buddha decide che l’unica via per evitare il dukkha non può essere fingere la sua non esistenza, bensì affrontarla. E questo significa abbandonare la società hindu e tutto ciò che a esso era connesso (ricchezza, vita familiare soddisfacente e religione hindu) e diventare uno śramaṇa. Egli si mette così alla ricerca del vero modo di essere delle cose e l’unico fine di questa ricerca della verità è la liberazione dalla sofferenza (il buddhismo è dunque intrinsecamente una soteriologia). Ѐ in questo passaggio della vita del Buddha che, sostanzialmente, si gettano le radici per l’emersione del buddhismo dall’induismo: Gautama Siddhārtha, che da lì a poco enuncerà il dharma, non appartiene più alla comunità hindu. La dottrina proposta si distacca decisamente da quella con cui si era formato e darà vita ad una filosofia e a una religione nettamente indipendenti dal sostrato culturale dal quale emersero. Eppure, inevitabilmente, trasporterà con sé nel buddhismo parte del bagaglio di temi e valori che gli viene dall’essere stato un hindu. E non potrebbe essere altrimenti. Per questa ragione risulta interessante guardare al concetto del “sé” 5 Riguardo a questo aspetto, molti dubbi sorgono. P. Williams fa notare come il Buddha appartenesse al clan dei Śākya, il quale era con buone probabilità guidato da un consiglio di anziani e non da un re. Per cui, se per principe intendiamo un figlio del re, il Buddha non poteva essere un principe. Ѐ possibile fosse invece il figlio di uno di questi oligarchi, magari del presidente, eletto a turno tra gli anziani.
Estratto dalla tesi: La negazione del sé tra buddhismo e neuroscienze

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La negazione del sé tra buddhismo e neuroscienze

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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Dossi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze filosofiche
  Relatore: Giuliano Boccali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

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Parole chiave

neuroscienze
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