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Il caso della "Caccia alla balena nell'Antartico" alla luce della giurisprudenza internazionale

Estratto della Tesi di Gerardo Palumbo

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  8   Successivamente, nel 1994, la ICW ha adottato un nuovo emendamento che ha portato alla creazione del “Santuario baleniero del Pacifico meridionale” 13 , con l’intento di stimolare, sul lungo periodo, il ripopolamento delle specie di balene a forte rischio di estinzione. Nel perimetro del “Santuario”, che si estende per tutto il Mar Antartico al di sotto del Quarantesimo Parallelo, è assolutamente vietata qualunque forma di caccia commerciale. Come si dirà più approfonditamente nel prosieguo, sin dall’adozione del programma JARPA, il Giappone ha continuato a cacciare le balene, oltre che nel Nord Atlantico, anche all’interno del “Santuario” in forza della causa “scientifica” che caratterizza il programma, giustificativa dei metodi letali usati nei confronti dei cetacei. In particolare, nel 2005, il Giappone ha approvato un nuovo programma di ricerca denominato JARPA II che, in sostanza, prevede un incremento pari a più del doppio delle potenziali uccisioni di balenottere minori (850) autorizzate da JARPA, con l’aggiunta di due ulteriori specie soggette a possibile campionatura: le megattere e le balenottere comuni fino ad un numero di 50 esemplari uccisi per ciascuna specie 14 . La posizione del Giappone è diametralmente opposta a quella della quasi totalità della comunità internazionale: tendenzialmente si attua, nel caso di ricerca scientifica sulle balene, una politica conservazionista che non contempli l’uso di metodi letali, alla luce delle possibilità tecnologiche di cui oramai si dispone; queste permettono, infatti, di evitare l’uccisione e, più in generale, l’estinzione, di specie considerate patrimonio mondiale da salvaguardare per le future generazioni 15 .                                                                                                                 13 Il “Santuario baleniero del Pacifico meridionale” è regolato dal par. 7(b) dello Schedule. Per una dettagliata spiegazione delle caratteristiche del Santuario, vedere TIM STEPHENS, After the storm: The Whaling in the Antarctic Case and the Australian Whale Sanctuary, Sydney Law School, Legal Studies Research Paper, no.14/102, 2014. 14 Nello specifico, vi è una variabile del 10 per cento che può determinare un incremento o decremento del numero totale di balenottere minori(vedere il testo della Sentenza cit. al par. 183). 15 A tal proposito, nel Preambolo della ICRW viene riconosciuto che “le nazioni del mondo hanno interesse a salvaguardare, per le generazioni future, le grandi risorse naturali costituite dalle specie di balene”e “considerando che, sin dall’inizio, la caccia alla balena s’è tradotta in uno sfruttamento eccessivo di una zona dopo l’altra e nella distruzione indiscriminata di una specie dopo l’altra, al punto da rendere essenziale la protezione di tutte le specie di balene contro il dilagare d’abusi di tale genere”.
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Il caso della "Caccia alla balena nell'Antartico" alla luce della giurisprudenza internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Gerardo Palumbo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Carlo Curti Gialdino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

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Parole chiave

diritto internazionale
corte internazionale di giustizia
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c.i.g.
caccia alla balena
controversia australia v. giappone
intervento di un terzo in un procedimento
curti gialdino

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