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…E i siblings? Un viaggio nel mondo di fratelli e sorelle di persone con disabilità

Estratto della Tesi di Giulia Tortorelli

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7 1.2 Sviluppi recenti: uno sguardo qualitativo 7 Un’apertura significativa per implementare questo nuovo modo di guardare all’argomento siblings è stata la scelta di metodologie di stampo più qualitativo. I ricercatori si sono gradualmente spostati verso approcci che, accettando un grado maggiore di iniziale imprevedibilità (quindi di ansia kelliana), hanno dato la possibilità di rapportarsi prima di tutto con le persone, incontrandole direttamente e ascoltando le loro testimonianze. Le interviste strutturate diventano più fluide e libere di spaziare sull’argomento in base a quanto portato dal soggetto. Le batterie di test standardizzati si affiancano a tecniche che tengono conto del punto di vista della persona e dei suoi significati; ad esempio, fra le varie attività proposte ai siblings, compare “l’esercizio di scelta delle parole”: ai bambini vengono mostrati fogli colorati su cui sono state riportate liste di aggettivi qualitativi riferibili a una persona. Viene richiesto di cerchiare quelli che a loro parere descrivono meglio il fratello o la sorella (disabile). E’ così possibile identificare sia una serie di costrutti personali sia eventuali dimensioni comuni emergenti; soprattutto, l’esercizio agevola l’apertura di una porta comunicativa con i bambini, facilitando la discussione su come vivano il tema in prima persona. Anche il setting in cui le ricerche esplorative si svolgono subisce delle variazioni importanti: sempre più spesso le attività avvengono direttamente a casa delle famiglie coinvolte. Ciò ha più ricadute: consente di mettere maggiormente a proprio agio i partecipanti (già sottoposti a pressioni e preoccupazioni di varia natura) che possono rilassarsi muovendosi in un ambiente conosciuto e rassicurante. Inoltre questo permette ai ricercatori di entrare in contatto diretto con il contesto allargato che accoglie il bimbo disabile e i fratelli, potendo comprendere meglio il sistema che ruota attorno ad essi e coinvolgendo quindi contemporaneamente più figure importanti di riferimento, affinché il quadro sia più completo. Un esito interessante di questo allargamento dell’esplorazione è stato ad esempio rilevare come, frequentemente, le preoccupazioni dei genitori rispetto alle conseguenze per il figlio sano di avere un fratello/sorella disabile, fossero maggiori di quanto riportato dai siblings stessi. Due modi diversi di vivere l’esperienza comune della disabilità e farvi fronte, due ruoli distinti (genitore e fratello) che possono e devono relazionarsi con essa attraverso canali altrettanto ben distinti. L’emersione di queste ed altre dimensioni può aiutare a mettere in comunicazione con più chiarezza i vari attori che sono in scena, individuandoli e al contempo amalgamandoli. Ovvero dando valore e dignità al sentire del singolo, evitando sovrascrizioni pericolose; e cercando contemporaneamente di favorire una mutua comprensione, punto di partenza per un reciproco aiuto costituito dal poter attingere alle risorse e competenze di ciascuno, senza dare nulla per scontato. L’apparente ovvietà del considerare i siblings dei soggetti a rischio (poiché sottoposti a eventi traumatici, stress duraturi e sollecitazioni emotive non comuni) viene così a cadere. Sono loro stessi, come testimoniano i risultati delle ricerche, a far emergere spontaneamente, al fianco delle difficoltà dei singoli casi, gli aspetti positivi della situazione che vivono. Dalle caratteristiche di resilienza accennate in precedenza, ad una predisposizione spiccata all’ascolto e all’aiuto verso l’altro, alla grande sensibilità verso tematiche sociali. Per proseguire addentrandosi in una visione della loro esperienza che non necessariamente mette al primo posto il costrutto di disabilità nel rapporto con i loro fratelli. Ciò è espresso molto chiaramente dalle loro parole: “Non lo vedo come un disabile, lo vedo come Scott” 8 . Tutto questo assomiglia ad un vero e proprio laboratorio di socialità 9 . 7 Le informazioni di questo paragrafo sono tratte prevalentemente dai seguenti articoli esemplificativi: -Aksoy, A.B., Bercin Yldirim, G. (2008). -Connors, C., Stalker, K. (2004). -Dowey, A., Hastings, R.P., Nash, S., Petalas, M., Reilly, D. (2009). -Guite, J., Lobato, D., Kao, B., Plante, W. (2004). -Madill, A., Waite-Jones, J.M. (2008). 8 Testimonianza tratta e tradotta dal secondo articolo citato in nota 7 (pag. 224). 9 Il corollario della socialità afferma che “nella misura in cui una persona costruisce i processi di costruzione di un'altra, può giocare un ruolo in un processo sociale che coinvolge un'altra persona” (Kelly, 1955). Sostiene quindi che l'interazione tra due persone è quanto più possibile, autentica e complessa se vi è una comprensione reciproca del punto di vista dell’altro.
Estratto dalla tesi: …E i siblings? Un viaggio nel mondo di fratelli e sorelle di persone con disabilità

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…E i siblings? Un viaggio nel mondo di fratelli e sorelle di persone con disabilità

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Tortorelli
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia costruttivista
Anno: 2015
Docente/Relatore: Francesco Velicogna
Istituito da: Institute of Constructivist Psychology
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 21

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