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La maternità nelle organizzazioni. Un approfondimento psicosociale e normativo

Estratto della Tesi di Federica Vitrano

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7 economico e dare la priorità alla creazione di una famiglia numerosa. Negli anni ‟60, durante il cosiddetto “babyboom”, si raggiunge il numero massimo di figli con 2,7 per donna, mentre il minimo storico si è sfiorato nel 1995 con 1,19 figli per donna (Istat, 2010); la percentuale più attuale risalente al 2009 è pari all‟1,7% (Macchioni, 2012). Di conseguenza è andata via via aumentando l‟età in cui le donne decidono di avere un figlio; è rimasta stabile per molto tempo a 25 anni arrivando a toccare la soglia dei 31 anni (Istat, 2010). La scelta di ritardare la maternità come anche il matrimonio è, nella maggior parte dei casi, frutto di questioni economiche; per poter fondare una famiglia su buone basi economiche fare figli diventa un passo secondario e successivo al finire gli studi e trovare e mantenere un lavoro. Questi dati non significherebbero niente se non significativamente collegati alle scelte lavorative potendo pensare che tali cambiamenti siano dovuti a cause altre come il mancato “istinto materno” (sempre che esista, dubbio avanzato dagli psicologi dello sviluppo e appoggiato da Braibanti 1 ) o la preoccupazione per i figli a livello salutare e comportamentale. Interviste rivolte ad un campione di 536 mila madri, di cui il 51% all‟esperienza del primo figlio, dimostrano che il lavoro extradomestico è la motivazione utilizzata da più del 10% del campione come causa del non voler fare più figli (Istat, 2005), motivazione seguita in ordine gerarchico solo dalla soddisfazione familiare raggiunta e dalla preoccupazione di non poter sostenere economicamente i propri figli (quest‟ultimo in ogni modo strettamente connesso alla maternità affrontata nel mondo lavorativo). Nonostante questo, la diffusione della scolarizzazione, negli anni, ha fatto si che le donne con un titolo di studio superiore siano aumentate passando dal 19% del 1980 al 42,4% del 1990 mentre le laureate, sempre in questo arco di tempo sono aumentate dal 4 al 15,9%. Di conseguenza si osserva un aumento della 1 Braibanti nel 1993 affermò che “l’istinto materno, come del resto quello paterno, sono iscritti nel codice genetico però non si sviluppano nell’adulto se non vengono attivati”
Estratto dalla tesi: La maternità nelle organizzazioni. Un approfondimento psicosociale e normativo

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La maternità nelle organizzazioni. Un approfondimento psicosociale e normativo

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Vitrano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Giovanni Di Stefano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 31

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lavoro femminile
maternità
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