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Estradizione e mandato d'arresto europeo. Il difficile bilanciamento tra cooperazione giudiziaria e tutela dei diritti umani

Estratto della Tesi di Federico Vitali

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Assolutamente rilevante è infine la previsione dell’art. 22 in materia di procedura applicabile. Il tenore letterale della norma è breve e preciso: «salvo disposizione contraria della presente Convenzione, la legge interna della Parte richiesta è la sola applicabile alla procedura dell’estradizione e a quella dell’arresto provvisorio». Questo significa che, ove la Convenzione non regoli espressamente la questione, troveranno applicazione per l’Italia le norme del libro X del codice di procedura penale, qualora venga attivata la procedura passiva di consegna 9 . Si stabilisce quindi un generalizzato rinvio ai diritti interni delle Parti Contraenti. La regola non meraviglia, se si tiene presente che l’estradizione rimane «un’operazione internazionale ma che presuppone un procedimento che ha natura interna, anche se previsto e apparentemente regolato da convenzioni internazionali» 10 . 4. Segue: la riserva e la dichiarazione del Governo italiano. Un accenno va fatto riguardo alla riserva e alla dichiarazione formulate dal Governo italiano fin dal momento della sottoscrizione della Convenzione. Con la riserva, l’Italia ha manifestato l’intenzione di «non accordare l’estradizione di persone ricercate per l’esecuzione di misure di sicurezza, a meno che: a) non concorrano in ogni caso tutti i criteri definiti dall’art. 25; b) le misure suddette non siano espressamente previste da disposizioni penali della Parte richiedente come necessarie conseguenze di un reato». Nell’art. 25 si dà una definizione autentica di «misura di sicurezza». Tale espressione «designa qualsiasi misura privativa di libertà che sia stata ordinata a complemento o in sostituzione di una pena mediante sentenza di una giurisdizione penale». La norma è chiara nell’escludere le misure di sicurezza di carattere patrimoniale, e nel prevedere il necessario concorso dei vari elementi indicati, come premessa per rendere possibile la cooperazione. Il nostro Paese ha voluto stabilire che quei vari elementi debbano concorrere «tutti» e «in ogni caso». Si è aggiunta inoltre una ulteriore condizione: è infatti necessario che tali misure siano espressamente previste come conseguenza del reato. Questa previsione è sicuramente ispirata al principio di legalità 9 Efficace l’espressione di G. DE DONATO, L’estradizione. Profili giuridici ed operativi nel sistema europeo ed italiano, in Doc. giust., 2000, p. 1235, che parla di Convenzione «a sistemi concentrici», in quanto viene sempre e comunque fatta salva l’applicazione della normativa nazionale. 10 Si veda R. QUADRI, voce Estradizione (diritto internazionale), in Enc. Dir., Giuffrè, vol. XVI, 1967, p. 26 e ss. 6
Estratto dalla tesi: Estradizione e mandato d'arresto europeo. Il difficile bilanciamento tra cooperazione giudiziaria e tutela dei diritti umani

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Estradizione e mandato d'arresto europeo. Il difficile bilanciamento tra cooperazione giudiziaria e tutela dei diritti umani

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Informazioni tesi

  Autore: Federico Vitali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Livia Giuliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 286

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Parole chiave

diritti umani
estradizione
cooperazione giudiziaria
mandato d'arresto europeo
corte di giustizia dell'unione europea
ramoci
competenza ad emettere il mandato

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