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La ''Gazzetta piemontese'' (1797-1798)

Estratto della Tesi di Massimo Iberti

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22 temporaneamente. Ciò valeva ancora di più per la “Gazzetta piemontese”, vista l’esiguità del numero dei lettori, ipotizzabile 10 sia per l’alto tasso di analfabetismo 11 sia per le caratteristiche delle notizie, destinate ad un pubblico specialistico. Inoltre, in quegli anni di gravi difficoltà economiche per il Piemonte, provato da un lungo periodo di guerra, il vertiginoso aumento del costo della vita, provocato dalla politica monetaria del governo regio 12 , rendeva oneroso l’acquisto di un periodico ai prezzi indicati sopra. Le 6 lire per l’abbonamento e i 5 soldi per la copia singola erano somme 10 Nulla si sa dell’entità della tiratura e delle sue eventuali oscillazioni. 11 Sull’alfabetismo in Torino e provincia nel Settecento cfr. M.R. DUGLIO, Alfabetismo e società a Torino nel secolo XVIII, in Demografia storica, a cura di E. Sori, Bologna, Il Mulino,1975, pp. 107-128, in cui l’autore segnala la presenza in Torino nel 1790 del 17% di analfabeti tra gli sposi maschi e del 37% tra le spose, mentre in provincia l’analfabetismo dello sposo è del 35%, quello della sposa del 70%; tra le categorie socio-professionali, nel 1790 il 15% dei commercianti maschi ed il 72% degli artigiani maschi non sono in grado di scrivere il proprio nome. E’ bene evidenziare che la ricerca di Duglio non tiene conto delle categorie più povere e generalmente illetterate. Cfr. anche M. ROGGERO, Insegnar lettere. Ricerche di storia dell’istruzione in età moderna, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1992, pp. 137-161, in cui l’autrice analizza i problemi dell’alfabetizzazione in Piemonte a fine secolo, evidenziando la caratteristica retorico-umanistica dell’istruzione primaria, basata essenzialmente sull’apprendimento del latino e funzionale ad una cerchia ristretta di persone abbienti, che miravano ad assicurare ai propri figli l'accesso agli studi superiori. Inoltre, in assenza di sedi istituzionali, la scuola di base era quasi sempre nelle mani del clero, il quale si serviva dell’insegnamento del latino per addestrare i giovani chierici alle funzioni liturgiche e per reclutare nuove leve di seminaristi. Per questi motivi l’apprendimento dell’italiano non era ritenuto fondamentale. Ciò contribuisce a spiegare la scarsa alfabetizzazione nel Piemonte d’Ancien Régime. 12 Cfr. “G.P.”, n.41, 11 ottobre 1797, Torino s.d., in cui era inserito l’editto regio del 6 ottobre 1797 che imponeva nuove tasse, sospendeva il corso dei biglietti di credito superiori a 50 lire e riduceva il valore nominale della moneta progressivamente fino all’agosto del 1798. Ne conseguì un immediato aumento dei prezzi di vari generi, in quanto i venditori valutarono la moneta al valore dell’agosto 1798. Tale editto fu uno degli ultimi provvedimenti attuati dal governo nel 1797, per far fronte all’eccessiva massa di biglietti di credito in circolazione ed all’aumento senza precedenti della quantità di moneta eroso-mista. I risultati furono disastrosi. Come ha bene evidenziato M. GOSSO, Le linee della politica finanziaria piemontese alla fine del XVIII secolo, in “Bollettino storico-bibliografico subalpino”, LXXXI, 1973, pp. 665-673, gli editti regi, lungi dal sanare il bilancio statale, provocarono effetti nefasti all’economia: l’aumento dei prezzi divenne inarrestabile ed il commercio subì la paralisi. Sulle responsabilità della politica finanziaria di guerra del governo sardo nell’alterazione delle condizioni economiche del paese, cfr. L.
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La ''Gazzetta piemontese'' (1797-1798)

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Iberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Luciano Guerci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 235

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