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Educare a comunicare con i pazienti con Alzheimer: programma di formazione per gli operatori sanitari.Uno studio basato sull’Approccio Conversazionale.

Estratto della Tesi di Serena Montemagno

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10 narrativo dell’interlocutore in sintesi, somministrare frammenti della propria autobiografia, riconoscere le emozioni e accompagnarlo nel suo mondo possibile, ovvero nella realtà dove vive il paziente, diversa dalla nostra, ma nella quale egli si riconosce 28 . Il linguaggio verbale è quello che, forse più di ogni altra cosa, ci distingue dagli animali. La parola non è solo lo strumento che utilizziamo per comunicare, ma è in se stessa un grande valore, infatti riuscire a tener vivo l’utilizzo della parola è gratificante sia per l’operatore che per il malato. L’Approccio Conversazionale deve quindi diventare un modo di essere, un modo di porsi, un modo di fare attenzione all’altro, un modo costante di ascoltare e di parlare in modo consapevole. Non è un’alternativa agli altri trattamenti, gli operatori devono applicarlo continuando a svolgere il loro trattamento, ma riusciranno a farlo meglio e con migliori risultati 8 . Con i malati di Alzheimer viene utilizzato sia nella conversazione terapeutica, sia come metodo di formazione dei caregievrs 25 . Vigorelli P. et al. precisano che è possibile educare gli operatori, all’Approccio Conversazionale, attraverso un intervento formativo di breve durata 26 . Per riuscire a parlare con un malato di Alzheimer non bisogna essere spontanei, ci si deve fermare a riflettere. Innanzitutto occorre ascoltare attentamente quello che il paziente dice e successivamente riflettere, per scegliere consapevolmente le parole da dire, senza lasciarsi prendere dalla fretta e dall’automatismo. È importante utilizzare degli accorgimenti per affrontare al meglio la conversazione. È preferibile parlare a tu per tu, posizionarsi di fronte alla persona, agganciare il suo sguardo ed assicurarsi, eventualmente, che indossi gli occhiali da vista o la protesi acustica. L’ambiente nel quale avviane la conversazione deve essere tranquillo, luminoso, privo di distrazioni e fonti rumorose (TV, radio). Il malato d’Alzheimer fa fatica a mantenere la concentrazione su quello che sta facendo, quindi è bene che, durante la comunicazione, non vengano eseguite altre azioni (per esempio camminare, cucinare). Al fine di rendere più efficiente e piacevole la conversazione, occorre prestare molta attenzione al linguaggio verbale, non verbale e paraverbale. Parlare in modo chiaro, senza metafore o frasi ironiche, utilizzare frasi brevi e positive, dire un solo concetto per volta e attendere la risposta del paziente, sono utili accorgimenti che possono rendere più facile la comprensione di quello che si vuole dire. È importante fare attenzione al modo in cui si pronunciano le parole, al tono di voce, al timbro, al ritmo; un tono di voce pacato e una mimica facciale rilassata e sorridente rendono più piacevole l’atto comunicativo. Anche i gesti e comportamenti che vengono compiuti durante la conversazione avranno un impatto notevole nella risposta del paziente; potranno, infatti, indurre serenità o agitazione, data la sensibilità
Estratto dalla tesi: Educare a comunicare con i pazienti con Alzheimer: programma di formazione per gli operatori sanitari.Uno studio basato sull’Approccio Conversazionale.

Estratto dalla tesi:

Educare a comunicare con i pazienti con Alzheimer: programma di formazione per gli operatori sanitari.Uno studio basato sull’Approccio Conversazionale.

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Montemagno
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Terapia Occupazionale
  Relatore: Daniela Gangi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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Parole chiave

alzheimer
terapia occupazionale
approccio capacitante
approccio conversazionale
vigorelli p.

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