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Patologie mentali e Grande Guerra: le origini della psichiatria e della psicologia di guerra in Italia

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Francesca Denaro Contatta »

Composta da 31 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 635 click dal 30/06/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Francesca Denaro

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15 Nelle pause tra i combattimenti e nei frequenti periodi di calma del fronte, quando, date le condizioni atmosferiche non era possibile lavorare per rinforzare la trincea, i soldati passavano lunghi momenti di inattività in cui finivano per prevalere noia, sfinimento e nostalgia dovuta anche alle lettere e alle cartoline che giungevano da casa, alle quali tentavano disperatamente di rispondere. Ma i soldati scrivevano per se stessi, confessavano impressioni e sentimenti. Ed è grazie a ciò che noi oggi possiamo conoscere gli aspetti più oscuri e più segreti della vita di trincea, narrata dagli stessi protagonisti che l’hanno vissuta e subita. Oltre che dalla trincea, le testimonianze dei soldati arrivano dalle lettere e dai diari che scrivevano nei manicomi. I manicomi hanno rappresentato una tappa quasi obbligata per tanti soldati, molti dei quali rimasero rinchiusi per anni senza potere adempiere al loro dovere di soldato né potere tornare dalla famiglia. Non sempre però scrivere era impresa facile e non solo per i soldati. A volte la trasformazione della cultura orale in quella scritta richiedeva troppo tempo, l’analfabetismo era molto diffuso per cui in numerosi casi si ricorreva all’aiuto di amici, conoscenti, parroci ecc.. In qualche caso l’apprendimento della scrittura è avvenuta proprio nei campi di combattimento. “Ma il vero ostacolo alla comunicazione tra fronte e casa era un altro: la corrispondenza doveva mettere in relazione delle persone lontane tra loro non solo dal punto di vista geografico ma anche dell’esperienza”.(p.234). Infatti ciò che i soldati sentivano e vedevano in campo era molto difficile da far comprendere ad altri che non vivevano la stessa esperienza tramite il linguaggio. Le lettere erano un occasione per ricordare amici e familiari tutti, i cui nomi erano riportati in infinite liste. Le risposte da parte della famiglia a volte ritardavano o non arrivavano mai e ciò generava molte incomprensioni, preoccupazioni, e paura di essere stati dimenticati e abbandonati. Nelle condizioni in cui si trovavano i soldati in manicomio qualsiasi parola o episodio poteva lasciar supporre il disinteresse della famiglia e rischiava di
Estratto dalla tesi: Patologie mentali e Grande Guerra: le origini della psichiatria e della psicologia di guerra in Italia