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La Rogatoria nel Processo Penale

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Christian Scalese Contatta »

Composta da 154 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 350 click dal 19/07/2016.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Christian Scalese

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collaborazione fra organi paritari sottoposti alla stessa legge e la loro 9 “ratio” consiste in motivi di economia processuale e finanziaria, e per il loro soddisfacimento è previsto che, in casi particolari e tassativi , il 10 giudice delle indagini preliminari (GIP) o il pubblico ministero (PM) possano richiedere ad altri organi giurisdizionali italiani il compimento di certi atti. Qui è evidente che lo schema alla base di tale situazione è quello della rogatoria, ma tuttavia il nostro legislatore non ha mai utilizzato questo termine, riservandolo esclusivamente alle “rogatorie internazionali”. Nelle rogatorie internazionali, invece, si attua una cooperazione fra ordinamenti giuridici 9 superiorem non recognoscentes: “L'espressione è utilizzata per indicare organi supremi che, posti in posizione di indipendenza e parità tra di loro, non sono sottoposti ad alcun potere superiore”. In dettaglio, i casi di “rogatorie interne” riguardanti l’attività del GIP sono sostanzialmente 10 due: il primo riguarda l’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare, infatti “nel corso delle indagini preliminari il giudice che ha disposto la misura, qualora non ritenga di procedere personalmente all’interrogatorio da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, richiede il giudice per le indagini preliminari del luogo” (l’art. 295 comma 5, c.p.p., in particolare qui è usato il termine “richiedere” se non “rogatoria”). Analogamente, quando “ricorrendo ragioni d’urgenza, l’incidente probatorio non possa essere assunto nella circoscrizione del giudice competente, quest’ultimo può delegare il giudice per le indagini preliminari del luogo dove la prova deve essere assunta” (l’art. 398 comma 5, c.p.p.). Per quanto riguarda invece l’attività del PM, l’art. 370 comma 3, c.p.p., “in presenza di atti da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, consente al pubblico ministero che non ritenga di procedere personalmente di delegare il compimento di atti singolarmente specificati al PM presso il tribunale del luogo”. Inoltre “ricorrendo ragioni d’urgenza o altri gravi motivi, il delegato ha la facoltà di procedere di propria iniziativa anche al compimento di atti che in seguito allo svolgimento di quelli specificamente delegati appaiono necessari ai fini delle indagini” (art. 370, comma 4, c.p.p.). E “nel caso di avocazione disposta dal procuratore nazionale antimafia, il procuratore nazionale o il magistrato della direzione nazionale antimafia da lui designato può delegare, ma solo in casi particolari, altri uffici del pubblico ministero per il compimento degli atti d’indagine”. 15
Estratto dalla tesi: La Rogatoria nel Processo Penale