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Sui ruoli di Antigone

Estratto della Tesi di Eleonora Santamaria

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in cui le rappresentazioni tragiche vengono immesse. A differenza dell'epica e del mito che fornivano memoria nella peculiare maniera che abbiamo analizzato poc'anzi, nella tragedia tutto, compresi i ricordi, viene messo in discussione, osservato dai cittadini che assumono anche il ruolo di spettatori, mai dimentichi di quello originario. Il fatto che l'epos si sia evoluto in un genere così controverso come la tragedia proprio all'interno della polis ateniese non è casuale; il parallelismo tra opera tragica e politeia è ricco di significato. Mario Vegetti, nel suo Tra Edipo e Euclide 10 si rende conto di come lo spettatore greco guardi Tebe nell'ambiente tragico per poi aspettare di uscirne e vedere Atene, in modo più consapevole e problematico. Così come tutti erano spettatori all'interno del teatro greco, così tutti potevano designarsi cittadini se seduti in Assemblea. I modelli di riferimento che in quest'ultima istituzione venivano proposti, venivano problematizzati nel theatron. Dato che, come ho sostenuto, l'istituzione tragica è propria della polis ateniese, sarebbe utile esaminare questo contesto e come poteva accogliere la forma d'arte di cui abbiamo brevemente esposto le origini. Innanzitutto, "la tragedia greca appare come un momento storico ben precisamente circoscritto e datato. La si vede ad Atene, fiorirvi e degenerare pressochè nello spazio di un secolo" 11 . Dunque, abbiamo una situazione storica ben definita che, anche nell'Antigone, snoda un sotto-testo preciso nella tragedia; il contesto non è un mero sfondo come lo può essere nella letteratura odierna, ma un personaggio, una guida, il plasma che tiene in vita ogni tipo di storia. Tale contesto, invece, così straordinariamente unitario da poter essere considerato parmenideo, appare in fieri sotto ogni punto di vista; padre e figlio del teatro stesso, creatore e creatura, non si vergogna di dipingere le proprie contraddizioni. Lo fa, all'inizio nell'agorà (ageiro è appunto radunare) per poi spostarsi, agli inizi del V secolo, contemporaneamente allo spostamento dell'ekklesia sulla pnice, ai piedi dell'acropoli. E' emblematico come "l'assemblea ed il teatro debordano, di pochissimo, ma giusto quanto basta, al di fuori dei limiti che la città arcaica assegnava alla vita pubblica" 12 . Questa "solidarietà" tra politica e teatro che lasciano nello stesso momento l'agorà (in seguito adibita a riunioni ristrette) per giungere in un luogo specifico che apparterrà loro maggiormente, lascia ad intendere l'intimo legame che intercorre tra organi politico-giudiziari ed arte. I due aspetti risultano come due novelli sposi: il loro legame è forte, benchè le loro vite continuino ad essere distinte. Basti pensare all'importanza assegnata alla coregia, scelta direttamente dall'arconte, magistrato supremo; era un grande onore venir chiamato dallo Stato come corego e poter sostenere le responsabilità e le spese per la messinscena 10 Mario Vegetti, Tra Edipo e Euclide, Il Saggiatore, Milano 1983 11 Jean-Pierre Vernant, Mito e tragedia nell'antica Grecia, Einaudi, Torino 1976 12 Nicole Loraux, La voce addolorata, Einaudi, Torino 2001, pp 26 7
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Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Santamaria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Filosofia e Scienze della Formazione
  Corso: Filosofia
  Relatore: Giulio Lucchetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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