Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il Teatro nel carcere S. Spirito di Siena

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Pierfrancesco Paolini Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 244 click dal 09/09/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Pierfrancesco Paolini

Mostra/Nascondi contenuto.
14 1.4 L'attore carcerato. Bisogni e sogni Di che cosa ha bisogno oggi un attore-recluso? Che cosa si aspetta da queste esperienze artistiche? Il teatro crea un'altra scena della vita, un'altra opportunità di reinventare all'infinito la propria storia e di crearne nuove. Il teatro permette di viaggiare nel tempo e nello spazio regalando il dono dell'ubiquità, di vivere altri corpi, vestire altri panni, indossare nuove maschere. Queste emozioni vengono particolarmente sentite da chi è recluso, proprio perché in carcere viene a mancare sia lo spazio fisico che mentale, si è barricati dentro se stessi ed obbligati a reprimere le emozioni, a subire il tempo che passa scandito da ritmi ordinari e controproducenti per il recupero della persona. In teatro invece riappare il desiderio di condividere e di comunicare la propria esistenza, abbattere quegli schermi di indifferenza e pregiudizi che spesso si instaurano tra gruppi di nazionalità diverse. Il teatro e la cultura in generale, riescono a toccare anche gli animi più duri e a renderli più sensibili, più predisposti al dialogo e al confronto, sulla scena la parola diventa oggetto di scambio e lo scambio interrompe la solitudine, condizione prima della sottomissione, sulla scena non si può rimanere invisibili, bisogna rivelarsi, scoprirsi, esprimersi, spezzando quell'autocontrollo esasperato che in carcere nasce dalla convivenza a occultare il proprio mondo interiore" 10 . Il primo compito di chi coordina il lavoro teatrale dei detenuti, è di non far loro sperare che la partecipazione a un laboratorio teatrale possa dare diritto alla qualifica di attori, sono pochi i casi in cui un detenuto ha poi preso parte a una produzione artistica fuori dal carcere, l'eccezione è ad esempio Aniello 10 David Aguzzi, Del profilo educativo in carcere, in Emilio Pozzi Vito Minoia, Recito dunque soGno, Ed. Nuove Catarsi, Urbino, 2009, p. 64
Estratto dalla tesi: Il Teatro nel carcere S. Spirito di Siena