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Sogni lucidi: il sottile confine tra sogno e realtà

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Federica Arbia Contatta »

Composta da 35 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1805 click dal 14/10/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Federica Arbia

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10 decisamente di posizione contraria rispetto alla visione del sogno come custode del sonno che aveva Freud, anzi, a volte, i sogni risultano molto intensi emotivamente e il loro messaggio è così invadente da disturbare il sonno e addirittura da raggiungere i livelli più profondi della coscienza. Essi agiscono perlopiù a livello subliminale e sono in grado di influenzare lo stato d’animo delle persone, che ricordino o no di aver sognato. I sogni diventano simbolici nel momento in cui hanno significati più ampi di quelli che esprimono; significati inconsci non circoscritti ad una definizione. Esplorando i simboli la ragione è destinata al declino poiché la psiche incontra idee che hanno una natura trascendente. Nei sogni, infatti, vengono prodotti spontaneamente oggetti di significato simbolico. Essi sono la fonte primaria per l’indagine della capacità di simbolizzazione dell’essere umano. Ai fini interpretativi è necessario utilizzare solo il materiale che appartiene visibilmente alle immagini oniriche (non solo il ruolo inconscio del sesso sottolineato da Freud), facendo sì che il processo terapeutico ponga le proprie basi a partire dalla personalità stessa del paziente. I sogni hanno la funzione di ovviare ai disturbi dell’omeostasi psichica producendo materiale complementare. Il loro scopo generale, mostrandosi alle volte fin dall’inizio nel contenuto manifesto, è soprattutto di carattere compensatorio. La domanda principale è: perché i sogni non si mostrano chiaramente nei loro intenti alla coscienza invece di utilizzare questi sotterfugi? Freud riteneva che fosse la “censura” a distorcere le tensioni interne al fine di non creare shock nel dormiente, mentre Jung riteneva fosse la coscienza a cancellarli poiché il sogno è essenzialmente un processo sublimale e in quanto tale non può produrre un pensiero ben definito: le immagini e le forme ambigue dei sogni dipendono dagli archetipi e dai contenuti rimossi. Nell’interpretazione si può mettere in primo piano la visione archetipica, che si richiama alla base istintuale sana appartenente a qualsiasi essere umano e implica il creare svariate rappresentazioni che non si discostino troppo da quella fondamentale, o la visione personale, che rivela l’influenza patologica della rimozione 7 e dei desideri infantili. Egli definisce due tipi di sogni: come credevano i primitivi esistono piccoli sogni e grandi sogni. I piccoli sogni vengono subito dimenticati poiché rappresentano piccole tensioni o desideri che vengono realizzati durante lo stato di veglia, mentre i grandi sogni sono quelli pregni di significato che vengono ricordati anche per l’intensità emotiva, e che vanno interpretati. Jung riteneva che dovesse essere data più importanza al significato del sognare; nella prima metà del Novecento anche le persone più colte sottovalutavano qualunque indizio connesso all’inconscio. “Potremmo addirittura dire che l’interpretazione dei sogni arricchisce la coscienza al punto da farle riacquisire il linguaggio dimenticato dagli istinti.” (Jung, 1961). 7 Meccanismo di difesa che procede con l’inconsapevole cancellazione dei ricordi.
Estratto dalla tesi: Sogni lucidi: il sottile confine tra sogno e realtà