Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Spazio Scenico e New Digital Media: teorie e pratiche del nuovo teatro

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Claudia Di Natale Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 192 click dal 25/11/2016.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Claudia Di Natale

Mostra/Nascondi contenuto.
15 melodrammatiche che vennero ripensate e successivamente riproposte per il coinvolgimento di un pubblico che difficilmente avrebbe apprezzato un testo di Shakespeare o una composizione di Puccini, strategia che contribuì alla nascita di nuove tipologie di mercato e di business improntate al modello teatrale; i set cinematografici infatti sono esattamente gli stessi teatri di prosa, le proiezioni avvengono nelle stesse sale in cui si assiste agli spettacoli teatrali e l’organizzazione generale del lavoro ha le stesse gerarchie di quelle del teatro. Per quanto riguarda invece le modalità di recitazione e la selezione degli attori da impiegare negli spettacoli, è interessante soffermarsi su un evento considerato chiave dalla stragrande maggioranza dei critici cinematografici, ovvero il superamento e la successiva sostituzione del cortometraggio con il lungometraggio. Dai suoi albori fino al 1910 il cinema attraverso i suoi cortometraggi ha riproposto storie provenienti dal teatro di varietà e dal teatro dilettantesco, con attori dalle doti recitative alquanto discutibili proprio perché la tecnica del cortometraggio non richiedeva particolari doti recitative quanto piuttosto una padronanza di espressioni facciali e di gesti, spesso ridonanti, tipici della pantomima. L’anno successivo la Milano Films, casa di produzione cinematografica italiana attiva all’epoca del cinema muto, presenta “La Divina Commedia: Inferno” primo lungometraggio italiano diretto da Francesco Bertolini, Giuseppe De Liguoro e Adolfo Padovan inaugurando così il cosiddetto “cinema delle attrazioni”, un tipo di spettacolo con una grammatica filmica differente da quella del superato cortometraggio ed incentrato sui grandi effetti speciali. Conseguentemente cambiano anche le modalità di recitazione in questo nuovo tipo di spettacolo, spettacolo che richiede il contributo di veri e propri professionisti, celebri attori generalmente provenienti dal teatro i più dei quali si dedica anche alla stesura di soggetti per il nuovo schermo, come ad esempio Carmine Gallone o lo stesso Gabriele D’Annunzio. Siamo d’accordo nel dedurre che il rapporto teatro/cinema sia basato su un’osmotica compenetrazione che nella pantomima trova una contiguità, ed è proprio la recitazione l’aspetto da approfondire, ancora una volta, per cercare di andare ancora più a fondo di questo strano legame. Nel teatro siamo di fronte ad un tipo di recitazione analitica composta da elementi omogenei che contribuiscono ad uno sviluppo graduale della storia e del personaggio stesso; al cinema invece è tutto al contrario, la recitazione è sintetica e spesso ci si ritrova dinnanzi ad interpretazioni statuarie e dizioni declamatorie nonostante, come precedentemente scritto, durante l’epoca del muto il cinema si fosse affidato a tecniche recitative molto enfatiche e ricche di
Estratto dalla tesi: Spazio Scenico e New Digital Media: teorie e pratiche del nuovo teatro