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La Vocational Identity: un intervento di career counselling in due scuole napoletane

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Jessica Tomasetta Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 126 click dal 30/11/2016.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Jessica Tomasetta

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2 1. Il pensiero narrativo La narrazione della storia personale svolge un ruolo importante nello sviluppo del sé e dell’identità personale (McAdams, 1996). Il legame tra l’idea di un sé che racconta delle storie dove la costruzione dello stesso sé ne costituisce la parte importante, che viene identificata come sé narratore, (Shafer, 1981; Spence, 1982; Neisser, Fivush, 1994) e la psicologia dello sviluppo deriva da Bruner (1986), il quale ha concettualizzato il costrutto di pensiero narrativo. Il costrutto di pensiero narrativo si basa sul presupposto secondo cui l’individuo è naturalmente orientato a dare significato e coerenza alla propria vita, attraverso la costruzione di racconti interiorizzati e in continua evoluzione. In tale concetto teorico, attività fondamentale per un individuo, radicato in un sistema simbolico-culturale che lo definisce e che egli contribuisce a definire, è la ricerca di significato. In un processo di continua costruzione e ricostruzione dei significati, che avviene attraverso il racconto e la negoziazione delle esperienze, il significato non è un qualcosa di dato una volta per tutte ma viene continuamente scoperto e costruito nel contesto. Questo è di fondamentale importanza per Bruner (1995), esso insieme alla costruzione e fruizione del significato comporta l’attivazione di processi di espressione, manifestazione e racconto (Aleni Sestito, 2004). Il pensiero narrativo o sintagmatico si distingue dal pensiero paradigmatico (o logico scientifico) che ha caratteristiche tipiche del ragionamento scientifico- matematico (Bruner, 1988). Per ben spiegare le differenze sostanziali tra questi due tipi di pensiero, Bruner (1962) usa la metafora della mano destra e della mano sinistra. Egli sostiene che la prima sia simile al pensiero paradigmatico, cioè logico e razionale, mentre la seconda sia come il pensiero narrativo, più aperto e creativo. Essendo quest’ultimo deputato alla creazione e quindi alla narrazione soggettiva non è soggetto alla prova e alla verifica empirica, ma la sua accettabilità è data dalla necessità narrativa (Aleni Sestito, 2004). Esso dà luogo alla produzione di racconti, miti e storie, i contenuti sono essenzialmente sociali, i protagonisti esseri umani o umanizzati, con i loro specifici sentimenti, emozioni e motivazioni. Si può parlare di un linguaggio ideografico e sintagmatico, cioè orizzontale (Aleni Sestito, 2004).
Estratto dalla tesi: La Vocational Identity: un intervento di career counselling in due scuole napoletane