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"La luce di un ripensamento incessante": Raffaele La Capria, scrittore del poi

Estratto della Tesi di Lorenzo Ciofani

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16 io sarei un personaggio, mi sembra abbastanza chiaro, ma un personaggio che sa che gli “uomini”, dopotutto, non stanno facendo una gran bella figura in questo momento. A volte sembrano irreali, e piø dei personaggi. C’è tuttavia un condizionale che apre l’autoritratto, un «sarei» che implica un dubbio, una speculazione attorno a una questione potenzialmente inesauribile e risolta con la scelta di non essere nØ “uomo” nØ “personaggio”. Certo, «essere uomini è una qualità con caratteristiche sempre ammirevoli» ma «solo un personaggio […] può porsi delle domande così assurde» sul tema, e allo stesso tempo soffrire «di non soffrire delle stesse sofferenze di cui soffrono gli altri» tanto che «essere “uomo” può apparire anche ridicolo nelle attuali circostanze». La riflessione s’interrompe per uno squillo di tromba, che però è «il solito falso allarme che serve ad abituarci all’imminenza di quello vero» come «potrebbe essere anche quello vero» e nelle ultime righe si ripiomba così nell’attesa non solo dei tartari ma anche di «sapere chi sono» 45 . Dopo la datazione della lettera, “Aprile 1943”, la terza persona ritorna col carattere corsivo a raccontare le vicende di «Candido in una divisa troppo larga» che s’interroga sulla possibile coesistenza di Marx ed Hemingway, del super-io che si occupa di Gramsci e dell’io in preda agli «amori inconfessabili» per Camus e Fitzgerald, col distacco di un narratore onnisciente 46 . 1.2.Circolarità, molteplicità ed echi montaliani in Un giorno d’impazienza 1.2.1. Contesto e genesi di un romanzo fuori dal Neorealismo Nel 1952, Valentino Bompiani pubblica Un giorno d’impazienza su consiglio di Moravia, l’autore di punta della sua casa editrice. Sono gli anni in cui l’imperativo di «catturare la realtà e inchiodarla alla pagina» è risolta in due modi: «i piø ingenui […] si conformano chi piø chi meno al ricatto del Realismo»; «altri fanno dell’inseguimento stesso della Realtà il tema del racconto, riuscendo così ad affrontarla e insieme a tenerle a distanza adeguata» 47 . Dagli albori di Una lettera del ’43, appare evidente l’interesse di La Capria per una letteratura non interessata al realismo contemporaneo: come in quel testo citava, tra gli altri, i russi e gli esistenzialisti, così Un giorno d’impazienza è scritto «sotto l’influsso di […] Proust, Joyce, eccetera» (non è difficile osservare sin dal titolo un chiaro rimando all’unità temporale diverso dai primi due, ed è l’io narrato»; il “personaggio” che è diverso dall’io personale e dall’io narrante e che è «il prodotto di tre “ii” estranei l’uno all’altro» così come il libro è il risultato dell’azione di quei due “ii” con l’io narrato. Per stessa ammissione di La Capria, è una “complicazione” o perfino un gioco che però spiega bene la concezione dell’io nella sua narrativa sin da Una lettera del ’43 (Id., Il sentimento della letteratura, op. cit., pp. 1403-1407). 45 Id., Da «False partenze», op. cit., pp. 43-44. 46 ibidem, p. 48. 47 Scarpa, Mente narrante in corpo vivente, op. cit., p. 9.
Estratto dalla tesi: "La luce di un ripensamento incessante": Raffaele La Capria, scrittore del poi

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Ciofani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Italianistica, Culture letterarie europee e Scienze linguistiche
  Relatore: Alberto Bertoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

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