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La terza via nella gestione delle crisi d'impresa: gli accordi di ristrutturazione dei debiti

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Alessandro Scanferla Contatta »

Composta da 133 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 374 click dal 23/12/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Alessandro Scanferla

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13 1.2 Crisi, Insolvenza e Autonomia negoziale. 1.2.1 Dalla legge delle XII tavole al r.d. 16 Marzo 1942, 267: cenni sull’evoluzione della legislazione in abito fallimentare. Nello studio della storia del diritto 4 si riscontra che la situazione di insolvenza ha sempre evidenziato una risposta fortemente negativa da parte della comunità sociale e conseguentemente anche dal legislatore. Il confronto con questa dinamica incidentale nel rapporto economico tra due soggetti affonda le proprie radici agli albori della società umana, sviluppando però le prime importanti formulazione scritte nel diritto romano in epoca repubblicana e più specificamente nella legge delle XII Tavole del 450 a.C.. Dall’analisi di questa primordiale fonte normativa si deduce che il mancato pagamento dei debiti, risultanti da sentenza o confessione, comportava contro il debitore una procedura di carattere principalmente penale la cui esecuzione (contro la persona del fallito che, in mancanza di qualcuno che giungesse in suo soccorso, poteva essere ucciso o venduto come schiavo al fine di appropriarsi del suo patrimonio) veniva lasciata nella totalità in mano ai creditori. Qualora questi ultimi fossero una pluralità, la legge garantiva ad essi il diritto di ripartirsi tanto il patrimonio del debitore, o l’equivalente prezzo di vendita dello stesso, quanto le membra dell’insolvente una volta ucciso a rivalsa del credito vantato. Ciò che emerge da questa pratica è l’assenza di una nozione di insolvenza come situazione a carattere generale coinvolgente più creditori, poiché tale procedura era esclusivamente orientata al rapporto tra creditore e debitore in senso atomistico. Con la successiva Lex Poetelia Papira del 326 a.C. 5 si ha una parziale 4 Significativo per lo sviluppo di questa tematica il lavoro di G. B. Portale il quale partendo dalla pratica medioevale della <> (la quale prevedeva che il debitore insolvente calate in pubblico le braghe battesse colle natiche tre volte sopra la balata o pietra del vituperio pronunciando per tre volte le parole “cedo bonis”), sviluppa l’argomento mostrando l’evoluzione delle procedure esecutive in caso di fallimento del debitore dalle prime statuizioni repubblicane romane fino alle attuali formulazioni. G. B. Portale in Dalla <> alle nuove concezioni del fallimento e delle altre procedure concorsuali, contributo al lavoro Autonomia negoziale e crisi d’impresa a cura di F. Di Marzio e F. Macario, Giuffré, 2010. Per uno studio più approfondito v.d. M. Marrone in Istituzioni di diritto romano, Palumbo Editore, 2006. 5 La quale introdusse una prima distinzione tra inadempimento in mala fede o incolpevole e abolì il Nexùm con cui il debitore si asserviva al creditore a garanzia del prestito.
Estratto dalla tesi: La terza via nella gestione delle crisi d'impresa: gli accordi di ristrutturazione dei debiti