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Il Linguaggio nella relazione uomo macchina

Estratto della Tesi di Débora Corbucci Peters

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10 confermare, anche verbalmente, se l‘ascoltatore aveva fatto la scelta giusta o no. La memoria dei robot ha immagazzinato il successo o l‘insuccesso, ad ogni turno. Inizialmente, il grado di individuazione del focus tra le coppie di robot era molto basso ed ha corrisposto a un livello statisticamente aleatorio. Con la realizzazione di innumerevoli turni di interazioni, il grado di concordanza tra i robot è aumentato di molto. Questo ha dimostrato la tendenza ad usare gli stessi suoni– ―le stesse parole‖– per designare gli stessi oggetti nel quadro. Una categorizzazione degli oggetti del quadro è stata creata grazie al fatto che i robot avevano concordato sulle parole. Immaginiamo che i robot avevano concordato di chiamare un oggetto quadrato rosso piccolo ―wabaku‖. A che parola ―wabaku ― si riferisce? A oggetti quadrati? Rossi? Piccoli? Cioè, non c‘era stato previo accordo sulle categorie che potrebbero essere le organizzatrici del mondo percepito dai robot. Non sono state, pertanto, predefinite e non erano state date anticipatamente. Immaginiamo ancora che l‘ esperimento continui e, in seguito, un cerchio rosso grande sia stato chiamato ―wabaku‖. I riferimenti di ―wabaku‖ possono cambiare, restringendosi fino alla definizione sul colore rosso. Riassumendo, gli item lessicali, i riferimenti e le categorizzazioni del mondo sono state sviluppate simultaneamente al procedere dell‘esperimento. Molti robot sono stati costruiti e messi ad interagire in coppie, davanti a quadri distinti. Dopo un determinato tempo di interazione in diade, le coppie sono state cambiate, e nuove coppie si sono create attraverso la ricombinazione dei robot (che mantenevano la memoria delle proprie esperienze e interazioni precedenti). Le coppie così costituite hanno potuto interagire in diversi luoghi del mondo (Paris, Bruxelles, Hong Kong, New York, Tokio, ad esempio) e, alcune volte, quando sono state ricombinate, sono state trasferite dalla localizzazione 5 precedente. I robot sono stati generati e introdotti in comunità. Hanno esibito un lessico sviluppato. Il pubblico ha partecipato volontariamente all‘esperimento attraverso internet e dopo quattro mesi, una popolazione stabile di circa 2000 robot aveva creato un lessico di 8000 parole, corrispondente a 500 concetti. Il fatto di avere questa differenza tra il numero di parole e quello dei concetti ci permette di caratterizzare questo lessico con la sinonimia e polisemia, come nel linguaggio umano. Secondo Steels (Steels et al. 2002), il successo dell‘esperimento ―Talking Heads‖ è dovuto alla dinamica che ha permesso l‘auto-organizzazione del lessico. La dinamica si è basata sul processo di retro alimentazione positiva tra l‘uso di una determinata forma lessicale e il successo dell‘esperimento stesso. Si è ipotizzato che questi stessi fattori possono aver svolto un ruolo cruciale nell‘ origine del lessico umano. Alcuni fattori di successo sono stati interni all‘architettura degli agenti, altri sono riferiti alla dinamica del gruppo in cui gli agenti hanno operato. I fattori che si sono dimostrati essenziali per il successo dell‘esperimento sono i seguenti. A) Gli agenti devono avere la responsabilità e il desiderio della partecipazione alle attività cooperative. B) oltre alla comunicazione verbale, gli agenti devono avere, parallelamente, un‘altra forma per far sì che la comunicazione sia affidabile (per via della visione, come nell‘esperimento o, per esempio per via della ostensione). C) istituzione di concetti precedenti all‘oralità: gli agenti devono avere una forma per acquisire i concetti attraverso il contesto condiviso. Il processo di formazione dei concetti si deve basare sull‘apparato sensoriale perché si possano rappresentare concetti simili nell‘ intera popolazione di agenti. Il numero di concetti che sarebbe potuto sorgere per mezzo di una data situazione
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Informazioni tesi

  Autore: Débora Corbucci Peters
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Comunicazione Internazionale
  Corso: Interdisciplinare
  Relatore: Fulvio Caldarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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