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Cultural Studies e popular music: gli U2

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Gianmario Piredda Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 116 click dal 05/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Gianmario Piredda

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11 1.5 I due paradigmi: il Culturalismo e lo Strutturalismo Uno dei due saggi che ebbe una notevole influenza sugli studi culturali, è certamente quello che riguarda il dibattito tra culturalismo/strutturalismo. La vera importanza che ebbe lo scontro, fu il rifiuto di prendere una posizione rispetto a uno dei due paradigmi, rivelandosi insufficienti per le posizioni assunte singolarmente. Il culturalismo considerava la “cultura” radicata nella pratica e nell’esperienza quotidiana, offrendo una visione meno esclusiva e più democratica di essa, identificando il potere della gente di esprimere e determinare i propri sentimenti, le proprie azioni, come fattore centrale nei processi creativi e storici. Lo Strutturalismo riteneva che l’esperienza occultasse le reali condizioni dell’esistenza. La sua autenticità è un effetto dell’ideologia, che ne rappresenta la sfera dell’esperienza attraverso il “senso comune”. Detto in altri termini, il Culturalismo dava più importanza all’esperienza vissuta, lo Strutturalismo affermava che l’esperienza era solo un effetto del linguaggio e della cultura. Come è ben noto nei due paradigmi si fece riferimento al termine gramsciano “ideologia”, ma si commette un grosso errore se si considera solo l’impatto che ebbero le teorie di Althusser, dove l’“ideologia” ebbe un ruolo fondamentale ma non “uniforme”, e trascurare le opere di Lévi Strauss. La differenza tra “strutturalismo marxista” e “strutturalismo in generale”. L’influenza dello Strutturalismo portò Stuart Hall a distinguere tre figure strutturaliste le cui opere furono rilevanti per il CCCS, associando i lavori di Lévi- Strauss e Roland Barthes allo “strutturalismo semiotico”, e quello di Luis Althusser allo “strutturalismo marxista”. Fu Lévi-Strauss il primo ad operare la “frattura” con il “culturalismo”. Egli interpretò il sistema dei segni nelle culture primitive, la cucina etc., mentre Barthes studiò i codici e i miti della cultura francese del dopoguerra. E’ proprio l’interesse per la semiotica che permise ad Hall di riformulare la nozione marxista di “ideologia”, considerato che per lo Strutturalismo fu un concetto centrale. Se negli anni Cinquanta respinse la teoria marxista, negli anni Settanta ritornò su Marx, attuando però quello che lui definisce un marxismo “senza garanzie”. Un marxismo “critico” che assimila i suoi principi, ma allo stesso tempo lo mette in discussione e cerca di superarlo. Lo “strutturalismo marxista” di Althusser, attraverso l’opera “Per Marx”, ebbe una notevole influenza su Stuart Hall, sostenendo che l’“ideologia” non è un velo illusorio (falsa coscienza), ma un insieme di rappresentazioni (idee, miti, immagini) attraverso cui viviamo le nostre reali condizioni d’esistenza. Per Althusser l’“ideologia” funziona a livello inconscio, un concetto condiviso da Hall, dove è più potente in ciò che appare naturale.
Estratto dalla tesi: Cultural Studies e popular music: gli U2