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Paura e potere nel Leviatano di Thomas Hobbes

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Federica Girelli Contatta »

Composta da 37 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 387 click dal 28/03/2017.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Federica Girelli

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8 A questo punto fanno la loro comparsa due importanti sentimenti: si dice che gli uomini amino gli oggetti del loro desiderio e viceversa odino gli oggetti della loro avversione. Il desiderio significa l’assenza dell’oggetto, mentre l’amore significa la presenza di esso, così come l’avversione significa l’assenza dell’oggetto, mentre l’odio significa la presenza di esso. Amore e odio sono sentimenti rispettivamente di attrazione e di repulsione verso oggetti di cui è possibile constatare la presenza: «desiderio e amore sono la stessa cosa, se si eccettua il fatto che con desidero noi significhiamo sempre l’assenza dell’oggetto, con amore, più comunemente la presenza di esso. Così pure con avversione, noi significhiamo l’assenza e con odio la presenza dell’oggetto». 8 Alcuni appetiti e alcune avversioni sono costitutive dell’uomo, come per esempio l’appetito del cibo e quello dell’escrezione (la quale può essere anche considerata come un’avversione per qualcosa che si ha in corpo). Tutti gli altri sorgono da cose particolari che sono ben conosciute: non si può desiderare o essere avversi a cose che non si conoscono o delle quali ignoriamo l’esistenza. Invece, quelle «cose che non desideriamo, né odiamo si dice che le dispregiamo, dato che il dispregio è nient’altro che un’immobilità». 9 L’oggetto del desiderio o dell’appetito è il buono, viceversa quello dell’avversione è il cattivo e, infine, l’oggetto del dispregio è il vile o il trascurabile. Buono, cattivo e trascurabile questi hanno sempre una valenza soggettiva, sono sempre strettamente legati alla singola persona che esprime un giudizio: non c’è nulla di assolutamente in sé buono, cattivo e trascurabile. Non solo le passioni si configurano come diverse in ciascun uomo ma, in quanto i corpi sono naturalmente in continuo mutamento, è impossibile che le stesse cose provochino nello stesso uomo sempre gli stessi appetiti e le stesse avversioni. Successivamente Hobbes elenca «tre generi di buono; il buono della promessa, cioè pulchrum; il buono nell’effetto, come fine desiderato, che viene chiamato jucundum, dilettevole, e il buono come mezzo che viene chiamato utile, giovevole; e altrettanti generi di cattivo, poiché il cattivo nella promessa è quello che si chiama 8 Ivi, p. 53. 9 Ibidem.
Estratto dalla tesi: Paura e potere nel Leviatano di Thomas Hobbes