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Jihad Online: Come l'ISIS usa i media per combattere la guerra

Estratto della Tesi di Martina Di Gregorio

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9 strumenti preferiti dalle politiche dei vari movimenti. Senza voler tornare troppo indietro, basta tornare alle dittature fasciste e naziste per ricordarci di come la propaganda su vasta scala fu un’arma vincente. Nel 1933 Joseph Goebbels fu posto a dirigere il ministero per l’educazione popolare e la propaganda dei nazisti, due ambiti che sono sempre stati ovviamente legati fra di loro. Il popolo può e deve essere educato attraverso le notizie che lo stato decide di dargli. In Italia Mussolini capì fin da subito l’importanza fondamentale della stampa per affermare il suo potere e la sottopose al suo strettissimo controllo, acquistò i maggiori giornali italiani pur di accrescere il suo consenso. Istituì un vero e proprio Ufficio Stampa che poi venne trasformato nel Ministero della cultura popolare, al cui vertice inizialmente fu messo Galeazzo Ciano, che molto si interessò ai nuovi mezzi di comunicazione di massa come la radio e il cinema. La radio, probabilmente fu il mezzo maggiormente utilizzato perché era quello più diffuso nelle case degli italiani; venivano trasmessi oltre i normali programmi musicali o sportivi anche i discorsi del Duce, che cercava sempre di portare avanti la sua opera di persuasione della massa. Nel 1929 venne creato il Giornale Radio, un radio giornale che rivisitava i fatti del giorno in ottica fascista. Nel 1925 era già stato creato l’Istituto Luce per mettere sotto il controllo del regime anche il cinema. Mussolini doveva «vendere un prodotto di massa: la propria figura di capo e di Duce: egli guarda agli italiani […] li vede come consumatori» 5 Qualche decennio dopo il fascismo anche i gruppi terroristici organizzati cominciano a capire l’importanza di far conoscere al mondo quello che stanno facendo, anche se spesso senza pensare alle conseguenze. Nel 1978 le Brigate Rosse rapiscono il , ecco quindi che la propaganda inizia la sua stretta collaborazione con la pubblicità,le campagne vengono pensate, organizzate e vendute come campagne pubblicitarie più che politiche. Frasi ad effetto, slogan, motti perentori, tutti piccoli particolari utili a colpire l’attenzione della gente; se ci fermiamo a riflettere su ciò che vediamo oggi in televisione ci accorgiamo che le cose non sono poi molto cambiate, tutti quelli che ci parlano, dai politici ai gruppi estremisti si rivolgono a noi come fossimo consumatori dei loro prodotti, perché tutti mirano ad avere l’attenzione del popolo. 5 G. P. Ceserani, Storia della pubblicità, Editori Laterza, Bari, 1988, p. 57
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Informazioni tesi

  Autore: Martina Di Gregorio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Spettacolo, moda e arti digitali
  Relatore: Luigi Avantaggiato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

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