Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Storia dell'industria aeronautica piemontese e lombarda

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marco Giacometti Contatta »

Composta da 31 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 216 click dal 07/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Marco Giacometti

Mostra/Nascondi contenuto.
12 frattempo furono indette, la prima 10 nella primavera del 1912 e la seconda 11 nell’autunno dello stesso anno, ma in entrambe nessuno si aggiudicò le commesse. L’esito dei concorsi rappresentò insomma la presa d’atto che l’industria italiana era ancora incapace di progettare prodotti competitivi e tecnicamente all’avanguardia anche a causa delle scelte politiche ministeriali di frammentare le commesse per la costruzione di aerei su licenza fra tante piccole fabbriche. Ciò non consentì alle industrie aeronautiche di svilupparsi per affrontare autonomamente il mercato, infatti, nel 1913, praticamente tutto il materiale aeronautico proveniva dall’estero e le aziende italiane non seppero imporsi per l’inadeguatezza tecnologica, tecnica e finanziaria che fu causata anche dai continui cambiamenti degli assetti societari e dalle riconversioni. La soluzione a queste problematiche volte a non disperdere il patrimonio di esperienza acquisito, fu intuita da Douhet che fece acquisire dal Ministero delle Guerra una delle case aeronautiche italiane più attive, le Officine Caproni e fece assumere anche l’ingegner Caproni. 1.1 La Prima Guerra Mondiale: il decollo dell’industria aeronautica. Durante la fase neutrale della Prima Guerra Mondiale, la borghesia piemontese e lombarda, soprattutto quella impegnata nella nascente industria aeronautica, era apertamente schierata con gli interventisti, in quanto vedeva nella guerra l’occasione per un rapido moltiplicare delle sue attività economiche ed industriali. Un importante fonte di capitali che veniva sfruttata dagli imprenditori fu il Prestito Nazionale che permise di accumulare somme da indirizzare direttamente alla 10 Gara d’appalto bandita nel marzo 1912 per l’assegnazione di aerei da guerra e motori avio, ci furono tre motori finalisti (Fiat, Spa tipo Anzani e il rotativo della Luct) che nonostante rispettassero le specifiche tecniche e le prestazioni richieste, non risultarono sufficientemente innovativi da meritare il premio in denaro previsto per lo sviluppo del progetto e la messa in produzione delle unità. Per quanto riguarda gli aerei, il concorso perse di interesse a causa delle contestuali commesse di aerei già sul mercato varate dal ministero della Guerra, circostanza che evidentemente scoraggiò gli investimenti su velivoli di nuova concezione. 11 Gara d’appalto bandita nell’ottobre del 1912 per monoplani e biplani sperimentali con cui dotare due squadriglie: a Mirafiori, dopo le selezioni rimasero in lizza l’anfibio della Società Anonima Meccanica Lombarda (SAML), un paio di monoplani Bobba costruiti su licenza francese e un monoplano Sia. Anche in questo caso il premio non venne assegnato.
Estratto dalla tesi: Storia dell'industria aeronautica piemontese e lombarda