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Il disturbo da gioco d'azzardo: aspetti neuro-psico-sociali e terapie

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Studi Umanistici

Autore: Stefania Cau Contatta »

Composta da 89 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 189 click dal 21/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Stefania Cau

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10 Durante la “fase di ricostruzione” il giocatore ricomincia a dedicarsi a tutto ciò che aveva trascurato a causa del gioco. Si ha un miglioramento dei rapporti famigliari, si riprendono in mano i propri interessi, si progetta un nuovo futuro. Soprattutto si recupera il rispetto per sé stessi e la propria autostima. Infine nella “fase di crescita” diminuisce la preoccupazione legata al gioco, si recuperano in modo più stabile i rapporti con gli altri e si affrontano con maggiore lucidità i problemi. Il soggetto acquisisce un nuovo stile di vita lontano dal gioco. Il percorso appena delineato non è sempre così lineare, può svilupparsi con tempistiche e gravità differenti a seconda delle caratteristiche del giocatore, e dei giochi che predilige, che possono essere più o meno additivi. Ad ogni modo, il gioco patologico ha dei risvolti molto drammatici per il giocatore, sotto diversi profili: economico, a causa degli ingenti debiti dovuti al gioco; relazionale, poiché le continue assenze e le bugie, compromettono fortemente tutte le relazioni famigliari e amicali; lavorativo, in quanto ci si può assentare spesso per andare a giocare, rischiando il licenziamento; sanitario, il gioco patologico può produrre ansia, stress, insonnia, depressione ecc.; legale, perché pur di reperire il denaro per il gioco si è disposti a commettere atti illeciti. Purtroppo, quando determinate pratiche sono socialmente accettate, come il gioco d’azzardo, ma anche l’uso di alcolici, si tende a sminuire i rischi e le possibili conseguenze che genera l’abuso. Non c’è nel soggetto la percezione di fare qualcosa di dannoso, non è vista come una droga che rende schiavi e distrugge l’organismo, non ci si inietta nessuna sostanza, non è disapprovato socialmente. Si pensa che sia qualcosa su cui si possa sempre intervenire per tempo. La realtà è che quando giunge la richiesta d’aiuto la situazione, nella maggior parte dei casi, è gravemente compromessa. È in termini di maggiore informazione che occorre lavorare. Non demonizzare il gioco, ma rendere inequivocabili i possibili effetti di un eventuale abuso. Il passaggio da giocatore sociale a giocatore problematico è labile; non è sufficiente dire al giocatore di “giocare responsabilmente” per evitare di cadere nella dipendenza. Uno studio canadese (Currie et al., 2006) ha dato delle indicazioni precise su quali siano i limiti economici e temporali che rendono il gioco d’azzardo meno dannoso: - non giocare d’azzardo più di due - tre volte al mese;
Estratto dalla tesi: Il disturbo da gioco d'azzardo: aspetti neuro-psico-sociali e terapie