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Le immagini "agenti". Una riflessione critica sul ruolo dell’Agency nell’arte.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sara Ponzi Contatta »

Composta da 296 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 321 click dal 10/05/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Sara Ponzi

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10 Una parte dell’ultimo capitolo è dedicata al testo di “Art, Agency and Living Presence” scritto nel 2015 da Caroline Van Eck, dal momento che è uno dei lavori più recenti in cui si rende ufficialmente un contributo alla teoria dell’ Art and Agency 17 . Al centro della discussione si pone il tema inerente la vivacità delle risposte degli spettatori di fronte alle arti visive e all’architettura. Al di là di tutti gli approcci esistenti, il programma della Van Eck adotta un nuovo metodo fondato sulla natura paradossale delle reazioni tra gli spettatori e le opere d’arte, quali “presenze vive”, e lo fa utilizzando la teoria dell’agency che risulta essere per la studiosa un importante strumento euristico. La vita dell’opera d’arte è possibile solo nello scambio tra l’immagine e lo spettatore, in cui quest’ultimo costantemente trascende la materialità dell’opera e conferisce vita, coscienza e animazione alla rappresentazione artistica. L’interazione tra l’opera e il destinatario è possibile, pertanto, attraverso lo “sguardo” un tema che rinvia ad un altro campo quello della cultura visuale. Negli ultimi decenni l’interesse sull’oggetto iconico con corrispondenti salienze sociali ha sollecitato l’attenzione degli studiosi di cultura visuale, i quali considerano le immagini appunto come «atti»: da un lato considerandole come oggetti tramite i quali i soggetti “fanno cose con le immagini” e, dall’altro, come soggetti dotati di una agency propria e capaci di innescare azioni e reazioni nei fruitori. Nel presente lavoro vengono citati Andrea Pinotti e Antonio Somanini che nell’ultimo libro “Cultura visuale. Immagini sguardi media dispositivi” riconoscono l’originalità di Alfred Gell nell’aver introdotto in ambito antropologico la nozione di agency, per riferirsi all’efficacia dell’ immagine come soggetto “attivo” e “fattivo”. Analizzando tutti gli usi sociali effettuati intorno alle immagini, i due studiosi ci riportano indietro nel tempo, dal momento che il campo di tali pratiche è antico quanto la storia dell’umanità, variegato quanto lo sono le differenze culturali e in costante trasformazione 18 . Riconsiderando l’antica tradizione delle imagines agentes il discorso ci riporta al pioniere degli studi sull’immagine, ovvero Aby Warburg, per introdurre il 17 C. VAN ECK, Art, Agency and Living Presence. From the Animated image to the Excessive Object, De Gruyter, Chicago University Press, 2015. 18 A. PINOTTI e A. SOMAINI, Cultura visuale. Immagini sguardi media dispositivi, Giulio Enaudi editore, Torino, 2016.
Estratto dalla tesi: Le immagini "agenti". Una riflessione critica sul ruolo dell’Agency nell’arte.